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VIOLENZA. Una Regata per stop femminicidio

Pubblicato il 28 marzo 2012 da redazione

Sabato 31 marzo – porto di Pozzuoli ore 10- Castel dell’Ovo ore 12

Noi navighiamo sul mare sempre in movimento :

sulla terra tutto è fermo alla solita , antica  storia

cinque vele lasceranno il porto di Pozzuoli alle 10 di sabato 31 Marzo verso Napoli e costeggeranno la nostra baia fino a Castel dell’OVO.

Sotto il castello c’è forse la storia di una biblioteca, certamente la storia del genio umano, perfetto come un uovo dal quale nascono sempre nuove cose. Noi inventiamo continuamente la nostra vita e ci inventiamo la politica dei passi concreti per eliminare la violenza sulle donne dal mondo,  aggiungendo il passo successivo a quelli già compiuti. Faremo il nostro passo col favore del vento sul mare: sulla terra è tutto fermo

Sotto le vele e coi nostri simboli ci saremo noi con la nostra proposta per andare avanti…..tutta, per tutte.

questo comunicato è scritto con l’azzurro del mare e del risarcimento, lo stesso azzurro che usano le donne Colombiane per rivendicare la riparazione a danni subiti.

Il passo che ci accingiamo a fare non si estingue nella denuncia dei numeri del femminicidio dall’inizio dell’anno: 43 uccisioni e 108 denunce di aggressioni, stupri, persecuzioni e invalidazioni. il dolore che sentiamo tutte e che ci spinge a cercare nuove soluzioni, non ci rende infelici nè paurose: ci fa osare sempre di più-

di seguito (*) il testo della nostra nuova sfida che potrete sosteneRE firmando, e che consegneremo al confronto con la politica ferma di questo paese. Girerà per due settimane prima del recapito ai responsabili.

La regata è promossa da UDI di Napoli e DonneSudDonne: la sostengono Laura Capobianco di SEL, Simona Ricciardelli, Dream Team, Mariagiorgia De Gennaro, Clara Pappalardo. attendiamo il sostegno di tante altre. Qui la partecipazione non è limitata

info 3334843616

*Il Testo unico di Pubblica Sicurezza: un regio decreto del 1931 fondato sulla discriminazione

Molte delle leggi che attengono alla condizione femminile in Italia, potrebbero essere definite “archeologia legale”

La legge contro le violenze sessuate, che ha abrogato i peggiori condizionamenti alla libertà femminile, è stata proposta ben 32  anni fa dalle donne, e di dieci anni in dieci il parlamento ha recepito parzialmente alcune indicazioni senza mai provvedere ad una sistemazione organica di tutta la materia. Tanto che sopravvivono e restano vigenti regole, nel TU di pubblica sicurezza, che si armonizzano con una visione privatistica e familiare della risoluzione dei conflitti tra uomini e donne. Per di più su queste regole,  per effetto di successive modifiche non specificamente destinate alla materia, si è potuto sviluppare un sistema parallelo e in aperto contrasto al percorso dell’allargamento della consapevolezza sociale “che la violenza contro le donne è un crimine contro l’umanità”

Sono regole poco conosciute, o forse poco sono conosciuti i nessi tra comportamenti pubblici contrari agli interessi delle vittime e regole scritte.

Il Testo Unico che tutt’ora regola la materia dell’ordine pubblico è non solo un esempio di regole contrarie all’interesse femminile, ma la il fondamento legale  dell’odiosa consuetudine di far recedere dalla denuncia del reato la vittima e del rimandarla nell’ambito familiare violento.

Non si tratta solo dell’espressione di complicità maschili, si tratta di una vera e propria competenza delle forze di Polizia: si chiama conciliazione extragiudiziale dei dissidi privati.

È una facoltà dagli sbocchi ambigui, che resta inespressa  se il controllo espresso dal movimento delle donne è adeguato, ma che può produrre immediatamente gli effetti conosciuti, cioè il perdurare dei maltrattamenti familiari anche dopo il tentativo di denunciare, se questo controllo è omesso o se si cade in eccesso di fiducia verso l’istituzione, in considerazione degli effettivi cambiamenti indotti dalle donne nella cultura del personale in forza alla P. S.

Questa facoltà trattare reati gravissimi contro la persona alla stregua di controversie, mai rivista dal legislatore, è stata  in qualche modo implementata culturalmente. Infatti nelle reti destinate al sostegno delle vittime di violenza sessuata sono ammessi a concorrere i mediatori familiari. Infatti parte dei fondi Europei per il contrasto alla violenza sono in disponibilità alle Curie, mediatrici per eccellenza a favore dell’unità familiare a tutti i costi. La distrazione dei fondi inizialmente destinati al centro antiviolenza  dell’Aquila e destinati alle curie, denunciata da Stefania Pezzopane,  sono il riflesso di un pensiero di Stato che considera ancora le violenze sulle donne, e sui bambini, dissidio da ricomporre.

Nulla di tutto questo è accettabile, tutto questo va in direzione contraria all’obiettivo del 2015 “eliminazione di tutte le condizioni che favoriscono la violenza ed adeguamento delle legislazioni al suo contrasto, e raggiungere l’eliminazione del femminicidio”. Tutto questo postula un pronunciamento netto del Parlamento, e da subito indicazioni chiare dalle Ministre dell’Interno Cancellieri e della Giustizia Severino perchè vengano espressamente escluse dalla possibile conciliazione extragiudiziale tutte quelle espressioni “di disagio familiare”, anche quando non ancora riconducibili a maltrattamenti fisici.

Modificare il testo unico (regio decreto del 1931) e da subito l’emissione di provvedimenti ministeriali che vietino espressamente la ricomposizione dei dissidi familiari in via extragiudiziaria  in ambito di pubblica sicurezza, sono provvedimenti urgenti.

Stefania Cantatore e Giorgia de Gennaro

Napoli, 27 Marzo 2012

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