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Lavorare tutte! Primo maggio 2013. Le donne, il lavoro, la crisi.

Pubblicato il 30 aprile 2013 da redazione

Lavorare tutte!

Primo maggio 2013. Le donne, il lavoro, la crisi.

La grande recessione ha cambiato il lavoro e il ruolo delle donne. Il gender gap tra uomini e donne nell’occupazione si è ridoto, in Italia e in tutt’Europa, di 3,2 punti percentuali: un dato dovuto più alle difficoltà occupazionali degli uomini che a nuove conquiste femminili.

La tenuta dell’occupazione delle donne, in alcuni casi l’aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro, ha permesso a molte famiglie di contenere le perdite negli standard di vita. Le coppie con due redditi in Europa si sono ridotte del 5,1%, mentre sono cresciute quelle in cui la donna è rimasta l’unico percettore di reddito.

Anche il divario salariale tra i generi si è ridoto, a causa del calo dei redditi maschili. Se le donne hanno perso di meno, è perché avevano di meno. Ma le donne pagano un duro prezzo alla crisi. Adesso il tasso di occupazione femminile supera il 65% solo in 6 dei paesi Ue: erano 10 prima che la recessione iniziasse. In molti dei paesi europei si registrano peggioramenti delle condizioni e dei diritti sul lavoro, a danno delle donne. E l’impatto delle misure di consolidamento fiscale sull’economia deve ancora mostrare i suoi pieni effetti sull’occupazione femminile, nei settori finora relativamente protetti dalla crisi.

Nell’adozione delle misure di austerity e consolidamento fiscale, nessun paese europeo ha

adottato una prospettiva di genere, valutando il diverso impatto delle misure sulle donne e sugli uomini.

Sono queste le principali conclusioni a cui giunge il Rapporto “The impact of the economic crisis on the situaton of women and men and on gender equality policies”, redatto per la Commissione europea da un network di economiste ed economisti europei coordinato dalla Fondazione Giacomo Brodolini. Del Rapporto si dà notizia e sintesi sul sito www.ingenere.it , webmagazine che analizza e discute i fatti dell’economia e del lavoro da un punto di vista di genere. Sullo stesso sito si pubblica un’analisi dei nuovi indicatori Istat sul lavoro: sull’occupazione e la disponibilità a lavorare delle donne gli indicatori ufficiali della disoccupazione non ci dicono tutto.

Le recenti stime dell’Istat dei cosiddetti “indicatori complementari” mostrano che c’è una disoccupazione nascosta, di donne disponibili a lavorare che non cercano attivamente lavoro perché scoraggiate. Su 5,8 milioni di “forze di lavoro potenziali” ben 3,6 milioni sono donne. In quasi tutti i paesi, le donne inattive disponibili a lavorare sono molto più numerose degli uomini, ma in Italia in divario è particolarmente ampio: il 17,2% delle donne rispetto al 7,6% degli uomini, a fronte del 4,6% e 2,8% nella media dei paesi Ue.

Infine, si può scaricare gratuitamente il libro “Lavorare tute!”: una raccolta ragionata di dat,

analisi e proposte per aumentare l’occupazione femminile ed uscire dalla crisi con il lavoro delle donne. Buon primo maggio!

Per maggiori informazioni redazione@ingenere.it / Fondazione Giacomo Brodolini, via Barberini 50 Roma, Telefono: 06/44249625

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