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VIOLENZA. Il lato oscuro della violenza di genere

Pubblicato il 27 marzo 2009 da Redazione Delt@

(Roma) C’è un vuoto, una parola che manca sulla violenza alle donne. Dati ufficiali, cronache di giornali, discorsi pubblici, ne rendono visibile un unico aspetto: quello che la relega a un problema che appartiene esclusivamente alle donne. “Un’operazione culturale che rimuove chi di questa è agente e protagonista: la sessualità maschile. Ma cos’è che porta un uomo a pagare una donna, a stuprarla, ad ammazzarla? Perché c’è ancora buio?” E’ la riflessione della Lectio Magistralis di Dacia Maraini ospitata, ieri a Roma, nell’ambito di “Spirali di violenza”, ciclo di seminari promosso da “Be Free”, cooperativa sociale contro tratta violenza e discriminazioni e il Master di I° Livello “Formatori ed Esperti in Pari Opportunità Women’s studies e identità di genere”, di “Roma Tre”, insieme con la Commissione delle Elette del Comune di Roma. “Atto e strumento di guerra, cosi com’è stato definito dall’Onu – dice la scrittrice – la violenza si scatena sul corpo delle donne che diviene il nemico da mutilare e umiliare: il corpo che è anche il luogo simbolico del potere delle donne. Possesso e dominio, sono le prime cause della violenza alle donne e non l’amore, parola che troppo spesso le accompagna nel loro destino di morte. Ti amo da morire, cioè da vederti finita.”. “La violenza alle donne – aggiunge la scrittrice – ha un’unica radice ma tante espressioni e forme per affermarsi. Violenza, secondo Maraini è anche quella che ha impedito alle donne di esistere nella storia come soggetti. L’esordio della lettura italiana viene inaugurata con Giacomo da Lentini mentre si tace sulll’opera letteraria delle mistiche che hanno composto opere rivoluzionarie e precedenti a quella di Lentini.”. Quello della scrittrice è stato anche uno sguardo trasversale a tutti i contesti e le culture. Le drammatiche condizioni di donne appartenenti alle etnie africane e musulmane è dovuto a un sopravvento della sfera religiosa sull’ordine sociale e politico. In Nigeria – spiega la scrittrice- Il ritorno della sharia ha prodotto un’usurpazione della libertà delle donne portando alla ribalta la pratica della lapidazione abolita per secoli. In Italia invece la “violenza contro le donne” è oggi uno degli argomenti utilizzati per “fare una campagna contro l’immigrazione”. “Sono però campagne – ha sottolineato Dacia Maraini – che non portano a nulla come la legge Bossi-Fini che ritengo inutile e cattiva”. “Noi siamo stati un paese di emigrazione – ha detto ma non abbiamo sviluppato una cultura dell’immigrazione. Non c’e’ una cultura dell’accoglienza. Mentre l’unica soluzione non può essere che l’integrazione. La violenza – ha concluso la scrittrice – è un prodotto culturale e in quanto tale devono essere praticate le condizioni per esorcizzarla.
La lectio della scrittrice è stata seguita dagli interventi di specialiste e operatrici sul campo. La sociologa Francesca De Masi – in “La violenza come fattore di malattia e causa di morte” – ha parlato degli effetti drammatici e devastanti della violenza i cui sintomi sono paragonabili a quelli subiti da persone sequestrate per anni, che hanno vissuto la drammatica esperienza dei campi di concentramento. La violenza è dunque legata a un problema di salute mentale sui cui le donne troppo spesso non trovano adeguate risposte dalle strutture. Attacchi di panico, insonnia, crisi suicide sono alcuni dei sintomi con i quali le vittime di violenza devono imparare a convivere per intraprendere un percorso tarapeutico. Proprio questo, dichiara la psicologa Alessandra Forteschi è il nodo insoluto del femminismo italiano. La professionalizzazione delle operatrici è stata spesso vista da molte correnti del femminismo come una pratica che compromette il lavoro politico della relazione tra donne. “Ma professionalizzare non significa psicologizzazione del lavoro ma avviare un percorso di terapia che consente all’operatrice di interfacciarsi in maniera serena con la vittima di violenza, attraverso un processo di comunicazione verbale, non verbale e para verbale che non dia luogo a pregiudizi e incomprensioni che potrebbero rendere più difficile il percorso di sostegno. L’avvocata Carla Maria Rosaria Quinto ha trattato invece temi relativi al sostegno legale e alla procedibilità dei delitti sessuali.
“La prima forma di mutilazione delle donne è il parto cesareo. Cosi la ginecologa Elisabetta
Canitano introduce il suo intervento intitolato “Oltre la medicina; buone e cattive pratiche
nell’approccio relazionale con la paziente”. Il corpo delle donne è ancora nelle mani di una scienza medica maschilista che impedisce alle donne una piena realizzazione della propria autonomia. “Ricorrere al parto cesareo a causa dell’utero retroverso è una grande menzogna della ginecologia, cosi come preparare un intervento per la cauterizzazione della “piaghetta” sul collo dell’utero. La piaghetta non esiste”. “I consultori -aggiunge – tradiscono invece la mission per cui sono stati creati, quelli di accogliere, cioè, e comprendere le soggettività altre. La ragazzina di diciassette anni che vuole abortire, la migrante, la donna mutilata sono soggettività altre da noi che non ci piacciono e su cui non ci piace lavorare”. “I consultori- conclude – devono essere in grado di accogliere e soddisfare le esigenze di chi è diverso da noi. La cultura della repressione attuata dal patriarcato è in realtà una cultura dell’abuso. Costringere la donna in un ruolo, dirle a 5 anni copriti, è un abuso sessuale perché c’è un riferimento alla sua sessualità, cosi come far rimandare alle donne la nascita di un figlio a causa di condizione economiche e sociali è un abuso sessuale. Una riflessione scomoda che non trova ancora un suo spazio all’interno dell’ opinione pubblica della nostra società contemporanea”. Il ciclo di seminari, inaugurato il 19 marzo scorso, si svolgerà in 8
incontri settimanali fino al 7 maggio, vedrà la presenza di esperti/e nazionali e internazionali sui temi legati alla violenza di genere, alla tratta di esseri umani, all’abuso sui bambini/e,
all’immigrazione. Il prossimo appuntamento ospiterà la lectio Magistralis di Luigi Cancrini
presidente del “Centro per il bambino maltrattato di Roma”. Tra i temi che verranno affrontati,
quelli relativi alla violenza domestica, alla pedofilia e alla connivenza delle madri.
(Delt@ Anno VII, N 65 del 27 Marzo 2009)

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