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ROMA. ”Alice si meraviglia”

Pubblicato il 16 gennaio 2011 da redazione

18 gennaio 2011

ROMA. ”Alice si meraviglia”- In scena al Furio Camillo dal 18 gennaio ”Alice si meraviglia”, testo teatrale ideato e diretto da Carla Cassola con la collaborazione artistica di Nawel Skandrani.’Storia di una vecchia che da bimba giocava ad essere Alice e che rivive il suo passato, aiutata da ottimi interpreti della sua memoria… c’e’ lo Stregatto. Il Cappellaio. “La Alice giovane e il molestatore…si…il molestatore. Perché i suoi ricordi – dichiara Cassola – non sono meraviglie ma ricordi di molestie sessuali subite…e una sera”.

Un ring, una gabbia, un cubo magico in cui tre personaggi trasformano pensieri, episodi, frammenti di vita in azione. Un mondo oscuro, fatto di ombre, lentamente prende colore, forma, definizione e una catena di esperienze raccontano una vita. In scena si crea e si rompe costantemente un equilibrio: ciò che è reale è irreale, e ciò che è irreale diventa reale; Alice qui si meraviglia di se, del suo vissuto, della propria capacità di insabbiarlo e di portarlo alla luce in un gioco perverso. Ecco allora che schegge di dolore, flashback di molestie, violenza fisica e sessuale ai danni delle donne, di una donna, della protagonista, emergono con forza, crudezza, disarmante sobrietà. E’ una visione intimista, personale, frutto di una serie di esperienze realmente vissute che ci parla al plurale, racconta a tutte le donne una verità che già conoscono. Alice/Carla è immersa in una vasca, in un bagno catartico dove il suo corpo immobile è nudo e trafitto e la sua anima e’ spoglia. Alice osserva e provoca, ricerca una liberazione, una purificazione e grazie alla rivisitazione ciclica e circolare del suo dramma riuscirà a trovare sollievo.

Lo spettacolo affronta la violenza sulle donne in forma intimista e privata, mai banale né foriero di luoghi comuni ha una scrittura molto asciutta e una regia innovativa, che porta al limite le possibilità fisiche dei performers, utilizza musica elettronica dal vivo e videoscenografia. Le coreografie della Skandrani rendono la scena dinamica, in costante mutamento e il lavoro sul corpo restituisce con poesia, ironia e segni estetici precisi il dramma della violenza; le video scenografie di Sergio Gazzo vestono una scena vuota, una gabbia che all’occasione si colora di frammenti di memoria. La musica elettronica scandisce gli episodi, le scene.

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