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Le Pubblicità e i pubblici poteri: la relazione inconsistente e connivente

Pubblicato il 30 maggio 2012 da redazione

(Napoli) Un esteso ed articolato movimento, per lo più di donne e femministe, ha aperto nel primo decennio del terzo millennio una stagione di azioni concrete per il contrasto popolare alla lesività delle immagini pubblicitarie.

La pubblicità, lo confermano le vicende comunicative degli ultimi due governi, deve essere intesa anche come propaganda del potere, non solo commerciale. I governi usano a volte gli strumenti della pubblicità.

L’individuazione nella pubblicità come mezzo indiretto per attribuire disvalore alla soggettività femminile, ha attraversato il pensiero sulle differenze: un patrimonio che molti uomini hanno acquisito e, a volte, trasformato in pratiche, come fatto da Ico Gasparri.

Questo per dire che il 2012 non deve essere più il tempo della denuncia, della rilevazione della cogenza culturale negativa delle immagini che invece e ancora, affollano l’universo immaginario reazionario di una parte dell’imprenditoria che lo propaganda con la pubblicità, influenzando il mercato fatto di persone di tutte le età.

Il 2012 deve essere il tempo degli interventi istituzionali. Le risoluzioni Europee, infrante regolarmente dall’Italia, del 2004, 2007, 2010 hanno lasciato indifferenti deputati, senatori e governi i quali, nel sottoscrivere le convenzioni, dovrebbero essere da tempo impegnati a varare una normativa ad hoc.

Molti comuni, e il Comune di Napoli, frattanto hanno approvato delibere “contro la pubblicità lesiva della dignità femminile”, sotto la pressione di gruppi di donne rappresentativi del movimento antiviolenza. Non è mai accaduto che uno di questi comuni, abbia autonomamente e nella normalità amministrativa proceduto per il ritiro di un manifesto.

Il Ministero delle PP OO, del precedente governo, ha stipulato un protocollo d’intesa con lo IAP per il ritiro in 48 ore delle pubblicità segnalate dal ministero stesso su comunicazione delle amministrazioni sul territorio. La Ministra Fornero non risulta abbia mai fatto alcuna segnalazione.

È insomma evidente che il movimento autonomo e organizzato delle donne continua a fare le veci delle Istituzioni. Con rabbia ed indignazione “lo deve fare”, perché le Istituzioni sono in completa latitanza.

Le realtà femministe e femminili hanno responsabilmente preso parola e fatto azioni per liberare il paese da una cappa reazionaria costituita per lo più da immagini femminili manipolate in modo violento e degradante. Azioni legali e culturali di grande impatto rendono, nel caso di Napoli, visibile che il punto di riferimento della legalità, in questo campo, sono e restano le donne, spesso in contrasto con le proprie istituzioni.

Il Patrocinio dato dal Comune di Napoli alla bella mostra allestita con gli studenti di diverse scuole, per la produzione di manifesti virtuosi, stride con le affissioni che invadono i muri della città: tra le peggiori degli ultimi anni. Una vera e propria recrudescenza.

Com’è possibile? Sia chiaro che dal nostro punto di vista, il nulla di fatto del Comune di Napoli, non potrà essere sostenuto né spiegato dalle “impossibilità” agitate di solito in queste occasioni, quanto piuttosto da una precisa concezione di governo: il mercato non si tocca, le donne sì.

Udi di Napoli, Arcidonna, DonneSudonne, Arcilesbica Napoli

(fonte Comunicato Stampa delle donne contro le pubblicità lesive)

Napoli, 29 maggio 2012

Le donne dell’Emilia da sempre con noi

Noi sempre con loro

Intestazione “Provincia di Modena Interventi di solidarietà”

codice Iban IT 52 M 02008 12930 000003398693

causale “terremoto maggio 2012″

http://www.petizionionline.it/petizione/violenza-sulle-donne-il-diritto-di-denunciare-regole-certe/6707

http://udidinapoli.blogspot.com

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