Categorizzato | DIRITTI

DIRITTI. Un appello per il progetto Libera di Lecce

Pubblicato il 12 settembre 2011 da redazione

(Lecce)  Sono tantissimi, troppi e invisibili, gli esseri umani trasformati in vittime dei reati di tratta e riduzione in schiavitù. Le donne vengono dai paesi dell’Est Europa o dal Sud America, trascinate in terra straniera, dove si trovano costrette a prostituirsi e lavorare, nascoste in case lontane dagli occhi indiscreti, senza alcuna possibilità di un guadagno: quasi tutto finisce, infatti, nelle mani dei loro padroni. Non da meno è la condizione di molti uomini, per lo più asiatici o africani, letteralmente ridotti in schiavitù dai “caporali” nei campi agricoli. La fotografia che Cgil fa di questo dramma umano, è impietosa. Ma non sterile. Serve a descrivere il coraggio e la grandezza di un progetto, Libera appunto, nato in tutta Italia e anche a Lecce nel 2000, che prende spunto da una norma del nostro ordinamento giuridico, che garantisce agli stranieri vittime di tratta, uno speciale permesso di soggiorno. Il progetto (finanziato dal dipartimento ministeriale Pari opportunità e dalla Provincia di Lecce), nel corso del tempo ha acquisito professionalità e risorse sempre maggiori nella sfida, quotidiana, di offrire un luogo fisico di rifugio per le vittime e “un tempo, di un anno e mezzo, per realizzare la propria regolarizzazione e la propria inclusione lavorativa e sociale”, sottolinea il sindacato. “Tutti questi lavoratori, hanno in comune una condizione di vulnerabilità, dovuta alla povertà, allo stato di clandestinità e al debito da pagare all’organizzazione criminale che li ha portati in Italia”, continua Cgil che alla denuncia, aggiunge il riconoscimento per il coraggio dimostrato dalle stesse vittime: senza le loro denunce, la magistratura non avrebbe avuto gioco facile nel rompere la rete malavitosa che gestisce i traffici. Ma da due anni a questa parte, “la nuova amministrazione provinciale ha avviato un processo di demolizione scientifica e sistematica del progetto di cui non si comprendono le ragioni” denuncia il sindacato, che individua nella riduzione del precedente cofinanziamento, il primo atto “demolitorio” compiuto dalla giunta guidata da Antonio Gabellone. “Contemporaneamente, è scomparsa l’èquipe storica, con più di 10 anni di esperienza specifica sulla tratta, per far posto a personale esterno, con zero anni di esperienza specifica – aggiunge Cgil, – fino all’atto finale: la sede storica di Libera viene chiusa, a fine giugno”.Da qui l’appello, sottoscrivibile on-line all’indirizzo progetto.libera@libero.it  con cui il sindacato richiede il sostegno di tutti, “affinché il progetto Libera torni ad operare in piena funzionalità e le vittime di tratta e grave sfruttamento, possano continuare ad essere individuate e accolte in servizi di qualità”.

(Delt@ Anno IX, n. 169 del 13 settembre  2011) 

Condividi:
  • Print
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Current
  • LinkedIn
  • Live
  • MySpace
  • PDF
  • Twitter
  • Wikio IT

Tags |, , , , ,

    • VIOLENZA. Farnesina: Terzi celebra Giornata mondiale contro mutilazioni femminili
    • VIOLENZA. Carfagna: non fermare impegno contro mgf
    • VIOLENZA. Nirenstein (pdl), mutilazioni genitali femminili intervento barbarico
    • VIOLENZA. Germontani (FLI), infibulazione inammissibile in Italia
    • VIOLENZA. Fornero, contrastare atteggiamenti violenza donne
    • VIOLENZA. Mgf, progetto pilota nelle scuole toscane
    • RAPPRESENTANZA. Fornero: vigilerò sulla presenza di donne nei cda
    • SALUTE: a Roma Centro Fecondazione per donne affette da endometriosi
    • LUTTI. Morta Anna Maria Longo, storica dirigente di sinistra
      ottobre 2019
      lun mar mer gio ven sab dom
       123456
      78910111213
      14151617181920
      21222324252627
      28293031EC

      Archivio anni