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DIRITTI. La Spagna contro il burqa

Pubblicato il 25 giugno 2010 da Redazione Delt@

(Madrid) Il 23 giugno il Senato spagnolo ha approvato la mozione presentata dall’opposizione conservatrice del Partido Popular, che chiede al governo di presentare un progetto di legge per la proibizione del velo islamico negli spazi pubblici. La mozione è stata approvata con i voti del Partito popolare, dei nazionalisti catalani di Ciu e dei navarri di Upn: 131 consensi contro 129 contrari. La città catalana di Lleida è stata la prima ad adottare un’ordinanza che proibisce l’utilizzo del burqa e del niqab (velo islamico integrale che però lascia scoperti gli occhi ) negli edifici pubblici; il comune aveva inoltre chiesto ai propri servizi legali se fosse possibile regolare l’uso del velo anche negli spazi pubblici, ricevendone tuttavia risposta negativa. Tra i circa 140mila residenti di Lleida – capoluogo di una zona prevalentemente agricola – si contano un 20% di immigrati di varia origine, soprattutto latino-americani, rumeni e magrebini; il burqa vi sarebbe di fatto assai poco diffuso. Oltre a Lleida, altre città della Catalogna hanno poi adottato ordinanze analoghe: Tarragona, El Vendrell, Manresa e L’Hospitalet, mentre a Barcellona il burqa è stato vietato per decreto; fuori dalla Catalogna, anche la località andalusa di Coin sta studiando un’iniziativa analoga. Tutte le relative mozioni comunali sono state presentate o dai nazionalisti catalani conservatori di CiU o dal Partido Popular; solo a Cunit – dove ancora non si è votato – l’iniziativa è partita dal municipio a guida socialista. I socialisti hanno proposto un progetto che puntava su prevenzione e integrazione culturale, ottenendo ampi consensi. L’insofferenza generale del paese nei confronti del velo islamico integrale, seppure in crescita, non ha scalfito la decisione del governo di non legiferare attorno ad una pratica considerata ancora ampiamente marginale.

I divieti comunali sono contestati dagli imam radicali della corrente salafita, che difende la rottura con l’Occidente. Undici di loro minacciano di ricorrere ai tribunali. “Vanno contro la libertà per le nostre donne di vestirsi come vogliono” ha detto l’imam Farid Katthouti, della moschea di Reus. Per El Pais “la risposta furibonda” dei dirigenti dell’islam radicale in Catalogna è dovuta al fatto che “vedono il divieto come una minaccia per la loro influenza nella comunità”.

Il ministro della giustizia spagnolo, il socialista Francisco Caamano, ha indicato che il governo intende limitare l’uso del burqa negli spazi pubblici con la prossima legge sulla libertà religiosa: “Elementi come il burqa –  ha detto  -sono difficilmente compatibili con la dignità dell’essere umano e soprattutto con un elemento fondamentale negli spazi pubblici come è l’identificazione”. Nel frattempo, il Consiglio d’Europa boccia i divieti che si stanno diffondendo all’interno dell’UE. Nel rapporto Islam, islamismo e islamofobia in Europa approvato il 23 giugno all’unanimità, l’assemblea parlamentare dell’organismo paneuropeo ha richiesto che nessun paese del consiglio dovrebbe vietare espressamente di indossare il burqa e il niqab. Infatti, nonostante indossare questi abiti potrebbe  rappresentare “un pericolo per la dignità e la libertà delle donne”, un bando totale potrebbe escludere queste stesse donne dalla partecipazione alla vita sociale e anche lavorativa.

(Delt@ Anno VIII, n. 135-136 del 25-26 giugno 2010)  Elisa Strozzi

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