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CULTURA. Le Donne di Carta presentano la carta dei diritti della lettura

Pubblicato il 01 maggio 2011 da redazione

(Roma) Giovedì 28 Aprile si è tenuto presso il Bibliocaffé Letterario di Roma un incontro dedicato alla presentazione della Carta dei diritti della Lettura da parte dell’Associazione di editori, librai e lettori Donne di Carta con una successiva parte dedicata alla Maratona delle cosiddette Persone Libro. Le ‘persone libro’ di Donne di Carta rappresentano un gruppo di donne e uomini che si spostano in molteplici città italiane leggendo ovunque, nelle librerie, ma anche in luoghi apparentemente meno legati alla cultura, quali vivai, birrerie, sartorie, piazze, ecc. Il loro obiettivo è quello di difendere il diritto alla lettura e la bibliodiversità. Hanno già ottenuto una medaglia di rappresentanza dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per l’attività di promozione della lettura e si stanno organizzando per presentare al Parlamento Europeo una Carta di diritti, che parte da un rinnovato concetto di analfabetismo. “Nel mondo attuale, globalizzato e multietnico, muta il concetto stesso di analfabetismo: è analfabeta chi è carente degli strumenti di base: leggere, scrivere e far di conto ma anche chi soffre di ristrettezza e/o di mancanza di relazioni sociali, di stimoli culturali più ampi, di mobilità fisica e mentale, di mezzi di comunicazione diversificati. È analfabeta chi non ha stimoli né strumenti per valutare la bellezza di un’opera d’arte e del quartiere in cui abita. È analfabeta chi dimentica la propria lingua familiare – e il repertorio condiviso di esperienze che sono addensate in quella lingua e che costruiscono il senso di appartenenza a una comunità – e chi non costruisce altre competenze linguistiche per comunicare e per creare altri legami sociali.”

Entrando al Bibliocaffé Letterario si respira aria di rinnovamento, di pacatezza ma anche di grande coraggio: donne, uomini, di diversa provenienza sociale, culturale e geografica, uniti insieme per ridare valore ad un’attività spesso trascurata dalle politiche culturali nazionali e locali, e che invece rappresenta un asse portante per il miglioramento della consapevolezza della propria identità personale e sociale. E’ all’insegna di questa necessità di cambiamento che viene inaugurata la prima parte della serata, che vede confrontarsi e dibattere esponenti del mondo culturale e cd ‘intellettuali’, tra cui Gioacchino De Chirico, giornalista, Lidia Castellani, scrittrice, Massimo Squillacciotti, antropologo e docente all’Università di Siena e Ginevra Bentivoglio, editore (GB EditoriA).

Da questo primo round di discussioni, emerge come, pur nella diversità di profili e di esperienze personali e professionali, si sia accomunati dalla volontà di restituire alla lettura uno status importante all’interno della società italiana, all’interno della quale spesso questa attività viene considerata come un surplus, qualcosa di ozioso, che si ‘possono permettere solo coloro che non hanno altro di meglio da fare’, come sottolinea Lidia Castellani. Eppure non si comprende come l’alimentazione della consapevolezza del mondo che ci circonda sia strettamente legata ad un confronto autentico con persone di altri periodi culturali e storici, confronto che può avvenire soltanto mediante la lettura. Ma essa non deve essere relegata ad alcuni luoghi di fruizione privilegiati, come le biblioteche, le librerie, ma ha bisogno di essere messa a portata di tutti, ed è per questo che le Donne di Carta rivoluzionano gli spazi e le modalità di lettura, superando i confini posti dai luoghi chiusi e ripristinando l’antica abitudine di leggere ad alta voce, scambiandosi opinioni, punti di vista, critiche, facendo sì che la lettura ritorni ad essere una forma di condivisione e di formazione sociale, non solo relegata alla passione e agli interessi individuali e alla modalità di fruizione silenziosa. Ciò che anima quest’associazione è anche la rottura di barriere all’interno della filiera di produzione e consumo libraria ed editoriale: difatti editori, librai, lettori, bibliotecari si ritrovano uniti per combattere una battaglia contro una società che non investe più nella cultura e contro una politica che ritiene che ‘con la cultura non si mangia’ come ha sottolineato il Ministro Tremonti recentemente. La difficoltà di superare le tradizionali modalità di consumo tipiche dei centri commerciali ha spinto alcune persone a diventare librai, ma non sotto l’egida dei marchi delle grandi catene come Feltrinelli, Mondadori, Rinascita etc, bensì come librerie indipendenti. A questo proposito Monica Maggi, giornalista, e Leonardo de Sanctis, libraio, hanno parlato della loro esperienza, sottolineando l’iniziale difficoltà di trattare il libro come una merce al pari delle altre. Il bisogno di promuovere incontri e di stimolare la lettura è però alla fine prevalso, come ci racconta la Maggi, e ‘rappresenta una grande soddisfazione quando casalinghe che prima non avrebbero mai comprato un libro vengono da te soddisfatte del libro che hai consigliato loro e ti dicono “Ma che bel libro” e ti chiedono consigli per la loro prossima lettura’. La bellezza della serata è stata poi incrementata dalla decisione di far recitare i diversi articoli della Carta della Lettura prima in italiano e poi in lingue ‘minori’, poco considerate a livello politico e/o economico, ma il cui sound restituisce una sensazione di briosità, tipica di quando il confronto culturale si fa autentico e non si riduce ad un mero scontro superficiale e pregiudizievole. Infatti uno degli obiettivi primari delle Donne di Carta consiste nel favorire il superamento delle barriere interculturali e interlinguistiche, valorizzando l’unicità delle tradizioni e delle memorie veicolate dalle lingue locali. Come ha sottolineato Sandra Giuliani, presidente delle Donne di Carta “leggere significa testimoniare con la propria memoria e con la propria voce la bellezza delle parole prese in prestito dai libri. Quelle parole che risuonano nell’anima di chi legge e che restano indimenticabili. Portarle in giro con la propria voce è fare della lettura una relazione sociale, la creazione di un legame fondato sull’ascolto. Significa portare la voce dei libri in mezzo alla gente e non solo nei luoghi dedicati ai libri. Trasformare la lettura da pratica solitaria e individuale in una forma orale di comunicazione e di contatto con le persone è anche un rendersi conto dell’utilità reale dei libri: i libri accompagnano la nostra vita, ce ne restituiscono, a volte, la memoria, a volte il futuro. Imparando a memoria, parola per parola, si scoprono le ragioni profonde per le quali certi libri ci parlano e altri cadono facilmente nell’oblio.” Emerge quindi l’idea di spezzare l’isolamento e creare modelli di cooperazione tra librai, editori e lettori. La lettura, come mette bene in luce Squillacciotti, è un’esperienza corporea che coinvolge tutti i sensi, che modifica profondamente la consapevolezza di noi stessi e del mondo che ci circonda. Il potere della parola scritta consiste anche nell’andare alla continua ricerca, nei libri, di valori come l’indignazione etica, la libertà, la volontà di creare un mondo migliore, la capacità di relazionarsi con l’altro in maniera onesta e rispettosa. Alla base del progetto delle Donne di Carta si pone  in sostanza il forte desiderio di migliorare, a livello collettivo, il possesso di quegli strumenti culturali e sociali essenziali per interpretare e comprendere la complessità del reale e della società. Leggere, quindi, non coinciderebbe più con un’attività relegata ad “un tempo perso o minore”, bensì costituirebbe un diritto fondamentale per favorire lo sviluppo di un’umanità individuale e collettiva più genuina. Come recita l’articolo 3 della Carta della Lettura,” Leggere favorisce lo sviluppo della personalità, le relazioni affettive e sociali, le possibilità espressive e gli scambi interculturali ponendosi come un sostanziale concorso al progresso materiale e immateriale della società. Pertanto è dovere sociale concorrere alla lotta contro l’analfabetismo, primario e di ritorno, contro l’impoverimento delle lingue e delle conoscenze, e le condizioni che li rendono radicati, diffusi e sommersi.”

(Delt@ Anno IX, n. 96 del 2 maggio 2011)      Elisa Strozzi

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