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VIOLENZA. Stalking: classi sociali più acculturate e ricche più esposte

Pubblicato il 14 aprile 2009 da Redazione Delt@

(Roma) Si susseguono senza sosta gli arresti per il reato di stalking, (“612 bis”), reato introdotto nel codice penale che rende specifica la persecuzione nei confronti degli ex compagni. Tra gli ultimi casi, ricordiamo l’arresto avvenuto a Genova, dove la giudice monocratica Nicoletta Cardino ha condannato un portuale di 23 anni a 8 mesi di carcere con il beneficio della condizionale. Il ragazzo era stato arrestato lo scorso 7 marzo, dopo che per l’ennesima volta aveva cercato di avvicinare la sua ex fidanzata, una ventenne che di lui non ne voleva più sapere.
Il ragazzo è stato scarcerato nei giorni scorsi dopo 19 giorni dalle Case Rosse di Marassi. La sua avvocata, Laura Ghilardi, del Foro di Genova, ha sottolineato come per il giovane la carcerazione sia stata un’esperienza molto dura ma certamente formativa Lo stalking “è l’atroce vendetta di chi non sa accettare il rifiuto”, e, a differenza di quanto si creda, e proprio come avviene per i casi di violenza sessuale, sono le classi sociali più acculturate e ricche a essere più esposte. Primo, perché chi ha una cultura più elevata dispone di mezzi ansiogeni e persecutori più sottili e fastidiosi. Secondo perché chi ha un reddito più alto ha più tempo libero a disposizione da destinare per colpire con insistenza e costanza la vittima designata”. Lo evidenziava nei giorni scorsi sul quotidiano ‘La Stampa’ l’avvocata Francesca Zanasi, autrice del libro ‘Violenza in famiglia e stalking’. Secondo Zanasi, in genere, la persecuzione avviene prevalentemente tra ex
coniugi o ex fidanzati. “Su 10 famiglie di separati, quattro devono fare i conti con pressioni, pedinamenti, molestie. Per lo stalker è la vendetta migliore per punire chi lo ha abbandonato – spiega l’avvocata – Un atteggiamento peraltro valido a qualsiasi età, anche tra i ragazzini, e che manifesta la chiara incapacità di accettare il rifiuto da parte dell’altro”.
Gli stalker più agguerriti di solito sono gli uomini. “Anche perché le donne hanno strategie più subdole – sostiene Zanasi – con cui rovinare la vita all’ex: dalla gestione dei figli al pagamento degli
alimenti. Non mancano, tuttavia, autrici femminili di persecuzione che rasenta la follia stile ‘Guerra
dei Roses’”.
(Delt@ Anno VII, N 79 del 14 Aprile 2009

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