Categorizzato | VIOLENZA

VIOLENZA. Perché la castrazione chimica non è la soluzione

Pubblicato il 14 luglio 2009 da Redazione Delt@

(Roma) Si fa sempre più acceso il dibattito tra favorevoli e contrari alla castrazione chimica per contrastare alla radice i reati a sfondo sessuale, dopo l’arresto di Luca Bianchini, individuato e arrestato grazie alle molte testimonianze la scorsa settimana.
La proposta rilanciata dal ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli all’indomani del fermo di Bianchini, si fonda sull’utilizzo di farmaci a base di speciali ormoni antiandrogeni, che agiscono sul sistema nervoso centrale. Medicinali che, “somministrati per anni in modo controllato,e con il consenso dell’individuo in questione, ottengono l’effetto di azzerare i livelli di testosterone.
Ma se la ‘cura’ si interrompe, dopo un lasso di tempo che oscilla dai tre ai sei mesi l’effetto svanisce e il controllo biochimico su desiderio sessuale e impulsi non c’e’ più”.
Vincenzo Gentile, presidente della Società italiana di andrologia (Sia), spiega che i farmaci interferiscono con il complesso meccanismo che stimola la produzione di testosterone, impedendo all’ipofisi di inviare al testicolo l”invito’ a fabbricare e liberare testosterone”.Ma attenzione, mette in guardia Gentile, “ la castrazione chimica non è una soluzione definitiva. E comunque da sola non basta: può rappresentare una tappa del complesso e articolato lavoro sessuologico e psichiatrico per la rieducazione dei soggetti con simili devianze”.
Insomma, il trattamento risolve momentaneamente il problema, ma il soggetto sottoposto a tali cure non è immune da effetti collaterali anche importanti, dall’osteoporosi alla depressione, al calo dell’attenzione. Inoltre, sottolinea l’esperto, la somministrazione sottocutanea dei farmaci necessari
a ’spegnere’ l’impulso e il desiderio sessuale “va comunque deciso dopo avere attentamente esaminato la storia psico-sessuale del paziente, il tipo di reato che ha commesso e le probabilità di
ripeterlo”. In questi casi, ribadisce il presidente della Sia, “occorre un lavoro complesso e più articolato” di semplici iniezioni, che dovrebbe coinvolgere psicosessuologi, psichiatri e andrologi”.
Che la castrazione chimica per chi ha commesso una violenza sessuale “non è una strada che possa risolvere quel tipo di problema Nei soggetti affetti da malattie psichiatriche gravi, che portano a eseguire uno stupro, è convinto
anche il senatore del Pd e medico, Ignazio Marino: “se qualcuno ha dentro di sé quella carica di violenza così terribile che lo porta a eseguire uno stupro, non è certamente se non ha un’erezione che non sarà violento. Lo sarà lo stesso, in altri modi”. Quindi, ribadisce Marino, “non è quella la strada da seguire. La strada da seguire è quella della cura, del confinamento di queste persone fino a quando si è certi che non possono più danneggiare la società con crimini così orribili”.
(Delt@ Anno VII, N 151 del 14 luglio 2009)

Condividi:
  • Print
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Current
  • LinkedIn
  • Live
  • MySpace
  • PDF
  • Twitter
  • Wikio IT

Tags |,

    • VIOLENZA. Farnesina: Terzi celebra Giornata mondiale contro mutilazioni femminili
    • VIOLENZA. Carfagna: non fermare impegno contro mgf
    • VIOLENZA. Nirenstein (pdl), mutilazioni genitali femminili intervento barbarico
    • VIOLENZA. Germontani (FLI), infibulazione inammissibile in Italia
    • VIOLENZA. Fornero, contrastare atteggiamenti violenza donne
    • VIOLENZA. Mgf, progetto pilota nelle scuole toscane
    • RAPPRESENTANZA. Fornero: vigilerò sulla presenza di donne nei cda
    • SALUTE: a Roma Centro Fecondazione per donne affette da endometriosi
    • LUTTI. Morta Anna Maria Longo, storica dirigente di sinistra
      ottobre 2019
      lun mar mer gio ven sab dom
       123456
      78910111213
      14151617181920
      21222324252627
      28293031EC

      Archivio anni