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VIOLENZA. Per amore non si stupra e non si uccide…

Pubblicato il 25 luglio 2010 da redazione

(Roma) “Questa volta è successo a Cave, vicino a Roma. Fedra – denuncia UDI Monteverde –  ha 32 anni, ha già due figli  e da ieri metà del suo corpo ustionata.

Nonostante gli esposti per minacce contro il suo ex compagno, questi è riuscito, forzando una finestra, a raggiungerla dentro la sua casa, l’ha legata al letto e stuprata, per poi cospargere tutto di benzina e dare fuoco.

Fedra è stata salvata dai Vigili del fuoco, il suo carnefice che si era già presentato in un ospedale per farsi curare le lievi ustioni riportate durante il “tentato omicidio”, la cui causa, si dice ancora una volta, sarebbe  “l’amore”.

 Le parole hanno un significato, sono importanti.

 Per amore non si stupra e non si uccide, e quando un uomo compie questi gesti contro una donna perché ritiene di esserne padrone è femminicidio o, come in questo caso “tentato femminicidio” ed è così che dobbiamo chiamarlo,  anche se i codici non lo nominano così.

 Stop femminicidio è per noi molto più di una parola d’ordine, è il nostro modo di tenere sempre l’attenzione su ogni violenza, senza sconti per alcuna pretesa “amorosa follia”.

Siamo vicine a Fedra, che (come le altre sopravvissute) soffrirà per tutta la vita  le ingiurie patite, anche a lei possiamo solo dire che non ci siamo mai arrese e non ci  arrenderemo.

 Lo faremo anche cercando di cambiare le parole a questa non-cultura che ci mostra e ci considera come oggetti”.

Sul caso è intervenuto anche il professor Francesco Bruno, docente di psicopatologia forense e criminologia all’Università’ ‘La Sapienza’ di Roma, che in un’intervista all’Adnkronos, ha detto che “Il caldo estivo rende più frequenti i casi di violenza sulle donne. Alla base di questo fenomeno c’e’ sicuramente uno scarso controllo degli impulsi passionali e l’aggressività’ insita nell’uomo”.

 Il criminologo ha sottolineato inoltre che “negli ultimi 10-12 anni i casi di violenza sulle donne sono in lieve aumento e questo testimonia come è mutato il rapporto fra uomo e donna”.

“Ci sono tante donne – ha spiegato Bruno – che non riescono a denunciare la violenza subita. Succede ancora molto spesso, soprattutto quando chi le violenta e’ un amico, se non proprio un parente, oppure quando a stuprarla e’ un extracomunitario e in quel caso il fatto non viene denunciato perche’ si vuole evitare di farlo sapere in giro”.

Bruno insiste che “alla base del comportamento violento dell’uomo c’e’ anche una motivazione di tipo sociale. L’uomo non riesce più a relazionarsi con le donne perché, con il progresso femminile, ha perso il proprio ruolo e gli uomini più frustrati da questo aspetto, per ristabilire le gerarchie di una volta, le violentano. La violenza, per loro, diventa la chiave per azzerare tutto. Colui che e’ stato lasciato dalla propria donna – prosegue il criminologo – tenta di riprendersi con la forza ciò che ha perso. E’ come se la donna fosse schiava dell’uomo, come se fosse un oggetto”.

“E’ giusto – conclude – che la donna impari a difendersi tramite forme di lotta adatte a un soggetto piccolo e agile come e’ generalmente la conformazione fisica femminile. Quindi, ben vengano alcuni tipi di lotta, come quelle giapponesi, o anche come una forma che ho visto adottare di recente dall’esercito israeliano”, ma soprattutto nei casi di violenza tra ex, prima di ricorrere alle tecniche di difesa, la donna deve capire che non deve sentirsi in colpa, deve chiudere ogni rapporto con il proprio compagno o marito violento e non lasciarsi isolare ma parlare con i propri amici o la propria famiglia”.  

Sempre sull’Adnkronos, anche Keiko Wakabayashi, originaria di Osaka, insegnante di arti marziali ai parà della Folgore, invita a difendersi dalle aggressioni attraverso le arti marziali. “Ma bisogna frequentare corsi e palestre. Nulla può essere improvvisato. Perché la difesa personale non è solo questione di fisicità, ma soprattutto di testa”.

”Purtroppo gli uomini sono più aggressivi per natura – ha aggiunto Wakabayashi – L’estate poi qualcosa esplode o implode. Un fenomeno in crescita, purtroppo, non soltanto in Italia, ma anche nel mio paese, in Giappone”. Keiko Wakabayashi ha precisato che i suoi insegnamenti hanno finalità diverse. ”Non soltanto la difesa personale, ma anche l’energia che sprigionano alcuni movimenti – ha precisato – la forza conturbante di un gesto. Ma anche la posizione di una donna o di un uomo. Ci si difende meglio se si è attaccati, di profilo – ha precisato – La posizione è fondamentale. Ma lo ripeto, nelle arti marziali, come in molte altre discipline, nulla può essere lasciato al caso, nulla può essere improvvisato soprattutto in momenti drammatici, come le aggressioni e le violenze sulle donne”. ”E’ proprio in questi momenti – ha ricordato ancora – c’e’ bisogno di sangue freddo, ma soprattutto di saper dominare il cervello, di guidare le reazioni. E tutto questo si impara in palestra, durante il training quotidiano. Una scuola di vita e non soltanto di difesa – ha concluso Keiko Wakabayashi- le arti marziali”.

(Delt@ Anno VIII, n. 161 del 25 luglio 2010) 

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