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VIOLENZA Il progetto di Solidea nelle scuole di Roma e provincia su quella di genere

Pubblicato il 30 settembre 2010 da redazione

(Roma) “Gli adolescenti si dividono a metà tra i possibilisti e coloro che non accettano la violenza di genere. Uno su tre pensa sia lecito schiaffeggiare una donna e solo poco meno di uno su due ritiene che la gelosia non giustifichi un comportamento violento, continuando a vedere la gelosia come qualcosa di positivo, espressione dell’amore e non della possessività o della prevaricazione. Quasi un adolescente su tre pensa che siano più a rischio le donne provocanti e lo stereotipo sottostante è che queste donne siano corresponsabili della violenza che subiscono. Inoltre, l’uomo si deve far valere anche a costo della violenza e deve sempre sapersi imporre, due terzi degli adolescenti ha infatti interiorizzato questa virilità aggressiva”.

Questi alcuni dei dati presentati a Roma in occasione del convegno organizzato nella Casa Internazionale delle Donne da Solidea, Istituzione di genere femminile e solidarietà della Provincia di Roma, per riflettere e discutere sull’esperienza di prevenzione della violenza di genere promossa, tra il 2005 e il 2009, in collaborazione con diverse Associazioni di genere in alcune scuole medie superiori del territorio di Roma e Provincia.

Per Mariagrazia Passuello, presidente di Solidea, “i dati raccolti nel corso degli ultimi quattro anni confermano la forte influenza degli stereotipi di genere sulla propensione alla violenza contro le donne e contrastare e prevenire il fenomeno della violenza di genere, del bullismo, delle condotte aggressive tra le nuove generazioni è una priorità politica indifferibile”. 

Nell’inasprirsi del fenomeno, in Italia la prima causa di morte delle donne, tra i 16 e i 44 anni, è la violenza domestica, c’è il sommarsi di vecchie derive a due nuove tendenze. La prima nei media e nel costume diffuso all’esibizione e mercificazione della donna e del suo corpo. “Veline, velinette, velone, escort ridotte a strumento di corruttele, ricatti- continua Passuello- non rappresentano una stagione di passaggio ma segnalano una tendenza di lunga durata nel mondo dell’intrattenimento come in quello della politica, degli affari, per non parlare dell’industria globale della pornografia e dello sfruttamento sessuale”. E più in generale, la seconda tendenza, è la regressione della convivenza civile, con una disarticolazione del tessuto sociale e morale. “Viviamo in una fase storica di profonda regressione culturale- secondo Zingaretti, presidente della Provincia di Roma- in cui le donne hanno visto diminuire i loro diritti di cittadinanza, anche a causa dei modelli proposti dai media, dal cinema e della pubblicità che producono un disvalore. E’ necessaria una ribellione culturale”.

Un cambiamento culturale passa anche attraverso la prevenzione, con un lavoro sulle nuove generazioni, investendo in formazione ed educazione per modificare i diversi fattori culturali e sociali che nella scuola e nella società riproducono il circuito della violenza di genere.

Così su un campione di 2253 studenti tra i 14 e i 18 anni, rappresentati per il 49,9% da ragazzi e il 50,1% da ragazze, “è stato somministrato un questionario anonimo- spiega Brunella Fraleoni, Associazione differenza donna- per raccogliere informazioni in quattro grandi aree: famiglia, ambiente scolastico, relazioni con se stessi e con il gruppo di pari, la violenza sulle donne e gli stereotipi di genere”.

Questionari, seminari, sportelli di ascolto, laboratori con il coinvolgimento di insegnanti e famiglie, “tutto questo a costo zero per le scuole- sottolinea Chiara Gambino, Associazione donna e politiche familiari – con un lavoro quello delle operatrici, psicologhe, avvocate, assistenti sociali, educatrici,  di tipo informativo ed emotivo, con l’obbiettivo di creare un’ottica di genere all’interno di un’istituzione come la scuola in cui il 90% del personale docente è donna”.

Dunque un coinvolgimento attivo dei giovani con il lavoro all’interno delle classi per conoscere le dinamiche relazionali, per favorire la consapevolezza di genere  contrastando i comportamenti aggressivi.

“Le risposte ai questionari ci dicono- spiega Paola Matteucci, Volontarie telefono rosa- che non è il livello culturale di una famiglia ma la sua stabilità e la qualità delle relazioni al suo interno ad influire sull’aggressività dei giovani”. Sono un terzo i ragazzi che definiscono superficiale o difficile o inesistente il rapporto con i genitori, uno su cinque valuta negativamente il rapporto con il padre e uno su dieci negativo il rapporto con la madre.

Per Mario Pollo, docente di Pedagogia generale e sociale alla Lumsa “la perdita di autorevolezza degli adulti nei confronti delle nuove generazioni, la mancanza di dialogo intergenerazionale e l’isolamento dei giovani rendono problematico il passaggio dall’infanzia all’età adulta”. L’adolescenza, periodo in cui si scopre la propria identità, diventa il momento dell’aggressività perché prevale un modello culturale della prevaricazione  e non della cooperazione con gli altri. “La coppia identità e alterità è inscindibile- continua Pollo- se viene meno il confronto con gli altri si genera violenza, dimenticando la lezione dei miti antichi”. L’uomo e la donna sarebbero figli di un essere per metà donna e metà uomo. L’umano non è di conseguenza maschile o femminile ma nasce nella complementarità dei due generi.

(Delt@ Anno VIII, n. 183 – 184 del  1 – 2 ottobre  2010)  Anna Lonia

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