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Gaia: Il nostro evolutissimo mondo occidentale è pieno di amorevoli madri che, sulle figlie, come ci orripiliamo di vedere che avviene in altre culture, praticano l’escissione

Pubblicato il 09 dicembre 2009 da redazione

(Roma) Mi chiamo Gaia e sto per compiere 50 anni.gaia

A 9 decisi che avrei fatto l’attrice e, contro tutto e tutti, così è stato. Ma non mi bastava, troppo irrequieta per dipendere dai tempi e dalle ubbie altrui, giovanissima creai una mia struttura produttiva con cui iniziai a portare avanti i miei progetti artistici. Da quel momento il mio lavoro diventò elaborare progetti, e cercare sinergie e finanziamenti per “costruire sogni”.  

 

Energia, maestà, potenza, eleganza. Questi imponenti mammiferi con qualche colpo di coda risalgono dal fondo degli abissi fino a librarsi in aria, con forza, sensualità, leggerezza e gioia esplosiva.

Bellissima metafora per una donna che, alla soglia dei 50, è riemersa alla leggerezza e alla gioia di vivere dopo anni di depressioni, dopo grandi meravigliosi faticosissimi progetti ma anche grandi fallimenti, dopo una vita intensa, ricca di momenti bellissimi e di vicende provanti tra cui, ultimamente, un cancro al seno.

 

Quali sono le altre attivitá quotidiane che ti occupano tempo durante la giornata e che vorresti evitare?

 

Da tempo ho deciso che posso vivere benissimo senza stirare e pulendo la casa solo se e quando ne ho voglia. il mio compagno si adegua con (suo) grandissimo sollievo (pazzesco quanto poco capiamo gli uomini…). Se ha bisogno di una camicia stirata se la stira e se il disordine o il sudicio gli danno noia riordina o pulisce.

 

Quali altre attivitá alternative sono invece un valido stimolo nella tua giornata?

 

Adoro cucinare e adoro avere amici a cena. Amo molto “perdere tempo” in rete.

da qualche anno, dopo aver prodotto e organizzato un Festival (di spettacolo n.d.a.) che mi ha lasciata in braghe di tela, ho avviato un’ attività parallela che, oltre alla prospettiva di guadagni (veri), mi sta portando, come valore aggiunto, l’opportunità di conoscere e frequentare persone diversissime da me, per cultura, età, razze ed estrazione sociale.

Un’esperienza impagabile.

 

Come si caratterizza il tuo reddito, gli introiti che ti consentono di sopravvivere?

 

Quando era piccolo, una volta mio figlio, vedendomi pronta a uscire per lavoro mi chiese: mamma, dove vai così bella? e io: a lavorare amore mio. No mamma, non andare a lavorare che spendi un sacco di soldi!

Questa era la mia vita fino a qualche tempo fa…. adesso va meglio.

 

 

Quale elemento differenzia la tua azione professionale/artistica come donna rispetto all´universo maschile? Cosa credi di dover fare di diverso rispetto a un uomo? E quanto conta l’indipendenza economica?gaia3

 

non credo di dover fare qualcosa di “diverso”. sicuramente faccio le cose “in modo diverso” da come le farebbe un collega uomo. ma, in ambito professionale forse sono stata avvantaggiata (no… mi correggo. mi sono avvantaggiata), ho sempre tenuto io le redini in mano e il rapporto con i “creativi” uomini è sempre stato costruttivo e molto interessante (anche negli inevitabili confronti/scontri). a volte ho dovuto faticare un po’ con le maestranze ma nulla che non abbia potuto gestire e sdrammatizzare. Per quanto riguarda l’indipendenza, dipende da che rapporti si hanno con relativi compagni, mariti, genitori. Se il rapporto è sano il problema non esiste.

 

Quale credi sia il valore aggiunto della tua esperienza femminile rispetto a un uomo che fa la tua stessa attività?

 

Maggiore intuizione, maggiore capacità di cogliere le sfumature, maggiore rapidità di pensiero nel valutare le situazioni e (un po’ mi vergogno a dirlo) maggiore capacità di gestire e, qualche volta, manipolare.

 

Come pensi si debba relazionare, oggi, la donna al mondo del lavoro, e come credi che sia cambiato il “valore-lavoro” rispetto alla generazione precedente?

 

Credo che in questo periodo di cambiamenti e di instabilità le donne siano avvantaggiate rispetto agli uomini. Siamo da sempre abituate a essere flessibili e ho l’impressione che rispetto allo smarrimento che avverto negli uomini, le donne intorno a me si stiano adattando meglio a questo nuovo modo di lavorare.

 

Puoi suggerire un antidoto alla crisi economica globale?

 

Bella domanda… riumanizzare l’economia? Uscire dal machismo dominante per passare da una visione conservatrice e statica a una visione di sviluppo sostenibile in un sistema “mondo” molto più flessibile e a misura d’uomo? Privilegiare una visione economica che tenga conto anche della qualità della vita e non solo delle cifre? Il crescente numero di donne di qualità al potere (nei paesi più evoluti e civili) e di uomini portatori di forti valori femminili (vedi Obama) lascerebbe sperare che la tendenza sia già in atto.

 

Le tue origini sono nella “moderna” Belgio… come funziona in quel paese la legislazione sulla maternità?

 

In Belgio le lavoratrici in gravidanza hanno diritto a 3 mesi complessivi di maternità. Se per problemi durante la gestazione sono costrette a spenderli prima del parto, non potranno usufruirne dopo per l’allattamento. No, non in tutto siamo gli ultimi della classe…

 

Quale realtà di genere del mondo contemporaneo ti colpisce particolarmente e su quale hai maturato una riflessione forte?

 

La riflessione forte da fare credo sia su quanto, in tutto il mondo, la donna sia ancora oggetto di vessazioni e privazione della libertà. Le nostre adolescenti sottoposte a un martellamento continuo di stereotipi e modelli inarrivabili sono destinate a sviluppare un senso di inadeguatezza e di inferiorità che le condannerà, una volta donne, a restare succubi non meno delle donne mutilate per inculcar loro il senso di “indegnità” o delle donne costrette a nascondersi dietro ai veli.

 

Se potessi usare questa intervista per denunciare una realtà che conosci abbastanza bene da poterne raccontare l´ingiustizia, cosa racconteresti?

 

Per quanto sia sacrosanto tutelare i diritti della parte debole di una coppia che si scioglie, sarebbe ora di uscire dallo stereotipo di presumere che la parte debole sia SEMPRE la donna.

 

Hai mai subito una qualche forma di violenza in famiglia o sul lavoro da parte di un uomo? Se te la senti prova a raccontarci la tua esperienza.

 

Il primo stupro “gentile” è arrivato a 14 anni. Un amico16enne tossicodipendente che organizza una festa a casa sua e, gentilmente, mi chiude a chiave in una stanza dove ad aspettarmi c’era l’affermato luminare medico vicino di ombrellone, felicemente sposato e padre di due bambine. Lo lasciai fare. Sorridendo e sperando finisse presto.

 

Dai 17 ai 20 sono stata prigioniera di uno psicotico che mi amava così tanto da impedirmi di uscire per paura che scappassi e mi massacrava di botte ogni volta che malgrado tutto ci provavo. alla fine ho vinto io… anche se continuo a vomitare ogni volta che ci ripenso.

Il secondo stupro è arrivato a 22. Un ragazzo con cui stavo. Eravamo in viaggio insieme. Una notte in un albergo, un raptus (suo).

Per finire ti chiedo una breve riflessione sulla condizione femminile nel tuo mondo, quello a te più prossimo. Tracciane un breve profilo descrivendo limiti, vantaggi e prospettive future da te auspicate.

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Sono cresciuta in una di quelle tristissime famiglie dal femminile disastrato…  Grandi donne, intelligenti, colte, ironiche e assolutamente disadattate e infelici. Generazioni di madri incapaci di rapportarsi alle figlie se non con sentimenti di gelosia e invidia, generazioni di figlie cresciute maturando la convinzione di essere esseri inadeguati e indegni, quindi pronte a diventare gelose delle figlie a loro volta. 

Generazioni di donne “mutilate” nella loro femminilità.

Molta analisi, moltissimi libri, tanta sofferenza ma finalmente sono libera.

Il nostro evolutissimo mondo occidentale è pieno di amorevoli madri che, sulle figlie, come ci orripiliamo di vedere che avviene in altre culture, praticano l’escissione. Di un altro tipo, certo. Ma non meno devastante. La buona notizia è che se si decide di affrontarla, su questa tragedia “sottile” si può lavorare. E, se ci si lavora, la tragedia non si reitera.

 

Che senso ha per te la Famiglia, e in che modo ne vedi una possibile oggi? Puoi tracciarmi a brevi tratti il modello che hai costruito tu?

 

Il mondo è in perenne movimento, la famiglia deve adeguarsi. Dopo esser cresciuta in una non-famiglia, ho la fortuna di averne costruite due bellissime. La prima con un uomo meraviglioso che è il padre di mio figlio, la seconda con un altro uomo meraviglioso che è ormai mio compagno da 10 anni. Ha due figli anche lui più o meno coetanei del mio. In questo periodo abbiamo avviato un progetto di lavoro insieme e stiamo felicemente andando a un seminario di un fine settimana dove saremo, io e il mio compagno, mio figlio, il mio ex consorte e la sua attuale compagna, donna deliziosa e in gambissima (madre di due figlie anche lei). Certo a Natale è un pasticcio… tra doppi genitori e quadrupli nonni se non c’è grande fair play da tutte le parti si finisce sempre con lo scontentare qualcuno.

(Delt@ Anno VII, n. 238 – 239 dell’11 – 12 dicembre 2009)                                           Angelica Alemanno

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