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SANITA’. Perché sempre più un evento naturale come la nascita si trasforma in tragedia?

Pubblicato il 12 settembre 2010 da redazione

(Roma) “E’ scandaloso continuare ad assistere ad episodi del genere, in cui non si può non sospettare negligenza e leggerezza da parte del personale medico, in particolare da parte di chi ha negato alla donna persino l’ambulanza. Abbiamo pertanto chiesto all’Assessore alla Salute della regione Veneto, Luca Coletto una relazione dettagliata su quanto accaduto, al fine di conoscere ogni utile indicazione, anche in ordine a responsabilità personali o disfunzioni organizzative, per far luce sulla vicenda”. Ha commentato così Leoluca Orlando(Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari e i disavanzi sanitari regionali), l’ennesimo presunto caso di malasanità’ verificatosi al momento del parto per la ventisettenne di Campagna Lupia (VE) al settimo mese di gravidanza che, in preda a forti dolori, dopo essersi  rivolta all’ospedale di Piove di Sacco, dove i medici, ritenendo che non avesse nulla di grave e, solo in seguito alla insistenze della coppia, solo successivamente l’ avrebbero indirizzata al Policlinico di Padova, negando però il trasporto in ambulanza chiesto dal marito della donna,che, dopo una visita al pronto soccorso ostetrico, e’ stata portata immediatamente in sala parto per un cesareo d’urgenza. Non ce l’ha fatta il bimbo, e alla giovane madre,  ora in coma farmacologico, e’ stato asportato l’utero.

Un’inaccettabile e assurda vicenda, la quarta in poco meno di due settimane, dopo quello del Policlinico di Messina, del Casilino di Roma e dell’ospedale di Policoro a Matera, sulla quale ancora la Commissione, con un’indagine specifica, avviata già da alcuni mesi, sui punti nascita in Italia, sta cercando di dare il suo contributo perché si interrompi questa drammatica sequenza di storie tragiche  su un evento  naturale come la nascita.

“Qualora sul caso emergessero negligenze, leggerezze, omissioni o peggio – ha assicurato il governatore del Veneto Luca Zaia – saremo inflessibili nel colpire duramente i responsabili della morte di un neonato e dei danni irreversibili subiti dalla madre”. Ed è alla donna che va il nostro pensiero. Una donna vittima di malasanità  che sempre più aleggia sulle sale parto e i reparti di neonatologia degli ospedali italiani  con un bilancio gravissimo riportato in poco più di due settimane.

Come si ricorderà ad aprire l’infausta lista, la vicenda, incredibile, accaduta lo scorso 26 agosto al Policlinico di Messina, dove a causa di un violento litigio fra due medici ,Laura Salpietro, una donna di trent’anni in procinto di partorire per la prima volta ha subito un’isterectomia, mentre il suo bambino che ha avuto due arresti cardiaci ha riportato due ischemie cerebrali. All’ospedale Casilino di Roma muore il piccolo Jacopo, deceduto a due giorni dalla nascita. I genitori, due romani di 30 e 26 anni, sospettano che dietro al decesso ci siano negligenze del personale medico e hanno sporto denuncia alla Procura di Roma.

Mentre il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, invia ispettori e promette pene esemplari e le varie procure indagano personale medico e paramedico, giovedì scorso a Policoro, Rosalba Pascucci, 32 anni, e’ deceduta dopo aver dato alla luce due gemelli con parto cesareo.

Famiglie distrutte, che hanno il diritto di avere risposte chiare e immediate sui loro drammi, che, oltre ad addolorare indignano richiamando l’attenzione sulla delicatezza delle funzioni che afferiscono al nostro sistema sanitario, “funzioni che devono ispirarsi a criteri di massima sicurezza per i pazienti e per gli operatori”, come ha sottolineato il senatore del Pdl, Cosimo Latronico, che sul caso di Policoro  ha annunciato un’interrogazione al ministro della Salute Ferruccio Fazio.

”Come presidente e come medico – ha dichiarato Ignazio Marino, presidente della Commissione d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale – sono gravemente preoccupato per quanto sta accadendo nel nostro Paese (sono stati almeno 19 nell’ultimo anno i parti finiti in tragedia): é evidente ormai che si tratta di un problema di sistema, di una vera e propria emergenza, che sta mietendo vittime con una frequenza allarmante. La mia preoccupazione è condivisa anche dai capigruppo della Commissione (Michele Saccomanno, Fabio Rizzi, Alfonso Mascitelli, Adriana Poli Bortone e Giuseppe Astore oltre a Lionello Cosentino): è necessario che tutte le istituzioni collaborino per il bene della nostra sanità. Non possiamo accettare che le donne italiane debbano preoccuparsi per quello che potrebbe capitare loro nel momento in cui entrano in sala parto”. “Come presidente della Commissione d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, ho allertato i Nas, conclude Marino annunciando l’apertura di un’ istruttoria ed i primi risultati su quest’ultimo caso, insieme a quelli degli altri casi, che saranno presentati martedì 14 settembre all’Ufficio di presidenza della Commissione”.

In generale nel mondo, il numero di donne morte a causa della gravidanza o del parto è crollato di oltre il 35% negli ultimi 30 anni,  e nel nostro Paese – nonostante i drammatici episodi sopra citati –  diventare madri è sempre più sicuro. Almeno secondo i dati di un’analisi mondiale, condotta sui dati di 181 Paesi e pubblicata nei mesi scorsi su ‘Lancet’.  Con 4 morti materne ogni 100.000 nati vivi (nel 2008) l’Italia si piazza saldamente al primo posto della classifica stilata dai ricercatori dell’Hme (Health Metrics and Evaluation) dell’University of Washington (Usa) insieme ai colleghi dell’University of Queensland (Australia). Ancor prima di Svezia e Lussemburgo, mentre gli Stati Uniti sono appena al 39esimo posto della classifica, chiusa da Repubblica Centrafricana e Afghanistan.

Ricordiamo che circa l’80% dei decessi materni si concentra in 21 Paesi e il 50% addirittura in sei di questi. Se il trend generale è positivo, i ricercatori segnalano anche che in otto zone del pianeta le cose vanno purtroppo nella direzione opposta: nel periodo 1990-2008 il tasso di mortalità materno è aumentato in Afghanistan e Zimbabwe, come pure in Usa, Canada e Norvegia.

(Delt@ Anno VIII, n. 167 del 13 settembre 2010)  

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