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SALUTE. Impossibile la lotta all’AIDS/HIV senza donne nei luoghi decisionali

Pubblicato il 22 luglio 2010 da Redazione Delt@

(Vienna) Un nuovo rapporto di UNPD, UNIFEM e Network Athena, presentato lunedì  19, nel contesto della XVIII Conferenza Internazionale sull’AIDS, evidenzia la mancata partecipazione delle donne siero-positive nei processi decisionali in tema di HIV e AIDS. Il rapporto, dal titolo “Transforming the National AIDS Response: Advancing Women’s Leadership and Participation”, presenta in maniera chiara le sfide che le donne, in particolare quelle siero-positive, devono affrontare per partecipare ai meccanismi decisionali-politici.

“Lavorando sul campo, abbiamo ricevuto spesso dalle donne suggerimenti concreti per prevenire o ridurre l’epidemia. Ma le voci di queste donne non vengono ascoltate quando si fanno le strategie”, ha detto Ines Alberdi, direttora esecutiva di UNIFEM. “Questo rapporto evidenzia l’importanza della partecipazione effettiva delle donne, in particolare di quelle siero-positive, nella ricerca di soluzioni e strategie efficaci e sostenibili per la lotta a HIV e AIDS”.

Quasi la metà dei 31,3 milioni di adulti siero-positivi sono donne, proporzione purtroppo in crescita. Circa il 60% dei siero-positivi nell’Africa Sub-sahariana sono donne, mentre nei Carabi – la seconda regione più colpita dopo l’Africa Sub-sahariana – la percentuale di donne affette è passata dal 46% nel 2001 al 53% nel 2008. Dei nuovi casi di HIV rilevati nel 2006 in Europa dell’Est e in Asia Centrale, il 40% sono donne.

Ciononostante, sono molti i fattori che inibiscono la partecipazione delle donne ai tavoli decisionali. Secondo il rapporto di UNIFEM, il 79% degli intervistati ha citato le norme di genere tra i principali fattori che limitato la partecipazione delle donne alla definizione dell’agenda della lotta al virus. Altri fattori comprendono: stigma (58%), mancanza di informazioni (46%), peso delle attività di cura e responsabilità domestiche delle donne (46%), e analfabetismo (46%).

Tyler Crone, tra gli autori del rapporto, ha detto: “Come dimostrato, per una donna siero-positiva è praticamente impossibile sedere al tavolo dove si prendono le decisioni su questioni come l’accesso alle cure nei villaggi remoti, l’educazione alla prevenzione, la violenza domestica e la discriminazione di genere. Spesso le donne siero-positive mancano di informazioni, capacità di lobbying e formazione per partecipare efficacemente agli incontri”.

Il rapporto conclude con 10 raccomandazioni pratiche per assicurare la partecipazione delle donne rivolte a governi, donanti, società civile e altri attori coinvolti nella lotta all’AIDS. Il giorno dell’inaugurazione della conferenza, un comitato di donne siero-positive ha messo insieme idee concrete per l’implementazione di queste raccomandazioni a livello locale, nazionale e globale.

“Abbiamo voluto questo rapporto per fare luce sulla posizione delle donne nella lotta all’AIDS”, ha detto Nazneen Damji, Programme Manager di UNIFEM su Uguaglianza di Genere e HIV/AIDS. “Ma il successo è legato all’implementazione delle raccomandazioni da parte di tutti gli attori interessati a livello nazionale e globale. Quindi, vedere come le donne siero-positive e gli/le attivist* lo utilizzano nelle consultazioni e lavorano per definire le modalità d’implementazione di tali raccomandazioni nelle rispettive regioni è una testimonianza dell’efficacia del rapporto sul campo”.

Tra le raccomandazioni, citiamo: riconoscere il ruolo chiave delle donne affette e delle donne in generale nella lotta all’AIDS e riservare loro piena partecipazione e leadership negli organismi decisionali; monitorare la piena e attiva partecipazione delle popolazioni affette, dei gruppi vulnerabili nella risposta all’AIDS, in particolare delle donne siero-positive; assicurare processi democratici e trasparenti per la selezione dei rappresentanti della società civile nelle consultazioni e collaborazioni e investire nelle organizzazioni e iniziative delle donne siero-positive, specialmente a livello delle comunità.

(Delt@ Anno VIII, n. 158 del 22 luglio 2010)                           Clara Park

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