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SALUTE. A Roma lo staff dei Centri per la salute delle donne della Striscia di Gaza creati da AIDOS e attivi da 16 anni

Pubblicato il 09 giugno 2011 da redazione

(Roma) Cosa vuol dire essere donna a Gaza? Come si affrontano l’adolescenza, la maternità, le dinamiche familiari rese più complesse da uomini che non riescono più a “fare gli uomini”, perché non c’è lavoro, non ci sono soldi, le frontiere sono chiuse, mentre ci sono, quelle sì, sempre, la paura, il conflitto, la sensazione di non avere futuro? Come si curano i traumi, i lutti, le sofferenze? Dove e come le donne trovano spazio per affermare i propri diritti, per conquistare un po’ di libertà, nonostante il fondamentalismo islamico?

A queste e altre domande possono rispondere Feryal, Majeda, Mariam e Sanaa, alcune delle donne palestinesi che ogni giorno lavorano nei Centri per la salute riproduttiva nella Striscia di Gaza creati da AIDOS, Associazione italiana donne per lo sviluppo: dal 13 al 17 giugno saranno in Italia ospiti dell’Associazione.

Intervistarle permetterà di scoprire quello che le cronache dalle Striscia di Gaza non raccontano, le difficoltà ma anche le mille risorse che le donne mettono in campo giorno per giorno per andare oltre, per costruire la pace.

AIDOS è presente in Palestina dal 1995 e nel corso di questi sedici anni ha realizzato due Centri per la salute riproduttiva delle donne modellati sui consultori familiari italiani e integrati con servizi appropriati per il particolare contesto della Striscia di Gaza: uno nel campo profughi di El Bureij in partenariato con l’associazione di donne The Culture and Free Thought Association e l’altro nel campo di Jabalia in collaborazione con l’associazione Red Crescent Society for the Gaza Strip.

I Centri sono nati dopo la prima Intifada per rispondere ai bisogni delle donne palestinesi della Striscia di Gaza in materia di assistenza sanitaria, sociale e legale, con l’obiettivo di migliorare la salute sessuale e riproduttiva, permettere una pianificazione responsabile delle gravidanze, fornire assistenza psico-sociale per ridurre la violenza domestica.

Nel 2010 il conflitto, la chiusura dei Territori e il declino economico hanno avuto un impatto drammatico sul sistema sanitario e sul livello di salute della popolazione palestinese. I poveri e i nuovi poveri hanno sempre maggiori difficoltà ad accedere ai servizi sanitari.

Molte donne sono capo famiglia, gli uomini sono spesso tenuti in lunga detenzione nelle carceri israeliane o sono senza impiego da tempo e non possono provvedere al mantenimento delle famiglie. Tutto questo genera la rottura delle vecchie dinamiche di genere e un aumento della conflittualità nelle famiglie con conseguente aumento dei casi di violenza domestica e peggioramento delle condizioni di salute delle donne.

Nel corso degli anni, e ancor più dopo l’operazione “Piombo fuso”, i Centri di El Bureij e Jabalia hanno saputo adattarsi per rispondere ai nuovi bisogni di salute della popolazione, allargando i propri servizi al sostegno psico-sociale di bambini/e e adolescenti, alla cure delle sindromi da stress post-traumatico, al coinvolgimento degli uomini e della comunità.

I Centri sono diventati punti focali per la salute e lo sviluppo sociale delle donne in difficoltà raggiungendo ognuno più di 10.000 persone l’anno.

Dal 13 al 17 giugno sarà così possibile ascoltare il loro impegno per la salute delle donne palestinesi da Feryal Thabet, Direttrice del Centro per la Salute del campo profughi di el Bureij, da Majeda Alsaqqa, Coordinatrice del progetto e Public Relations Director dell’ONG The Culture and Free Thought Association, dal Sig. Abdelaziz Abulqaraia, Direttore della Red Crescent Society for the Gaza Strip, da Mariam Shaqqura, Direttrice del Centro per la Salute del campo profughi di Jabalia, e da Sanaa Almeshal, Coordinatrice del progetto dell’ONG Red Crescent Society for the Gaza Strip.

Per le interviste contattare: AIDOS, Aurora Amendolagine, ufficiostampa@aidos.it, tel. 066873214/196, cell. 345 8425891

(Delt@ Anno IX, n. 129 – 130 del 10 – 11 giugno 2011)

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