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POLITICA. UDI: Agonia di una democrazia a sesso unico

Pubblicato il 30 gennaio 2011 da redazione

(Roma) “In questo momento dovremmo, forse, al di là degli appelli, avere uno sguardo più ampio  perché lo spettacolo a cui stiamo assistendo è un’agonia.

L’agonia – scrive l’Udi Nazionale in una nota – di una democrazia che ha sistematicamente tenuto fuori le donne dai luoghi decisionali, che ha fatto della cooptazione la regola per formare la sua classe dirigente. Con questo criterio i partiti hanno chiamato uomini sempre più somiglianti al capo, al segretario, al coordinatore. Al maschio dominante si sono  conformati – e assoggettati -  tutti quelli che hanno avuto/cercato  un qualche ruolo, soprattutto  donne e giovani.

Che l’irrilevanza del merito avrebbe portato a concentrare il potere in mano a uomini sempre più vecchi e sempre più complici è stato sempre più evidente in questi ultimi vent’anni. Quante di noi hanno dovuto abbandonare, con amarezza, l’idea che un qualche partito, un qualche governo  – uno almeno -  si sarebbe fatto carico di una rappresentanza paritaria tra i generi? Non c’è nessuna legge in questo paese che vieti ai partiti di mettere le donne in lista, ma siamo state costrette a fare una Campagna 50E50 per denunciare la sistematica assenza delle donne, ovunque si decide. Nel Novembre 2007 abbiamo depositato in Senato una proposta di legge popolare con 120.000 firme certificate per obbligare i partiti a fare ciò che sarebbero liberi di fare! Anche domani. E sia chiaro che non chiediamo di essere elette d’ufficio, ma di per poter almeno gareggiare con un sistema elettorale che dia una scelta all’elettore.

Ovviamente nessuno e nessuna l’ha presa, non diciamo in carico, ma almeno in considerazione. Potevano farlo per esempio quando Fini ha chiuso la Camera per una settimana perché “non sapevano cosa fare” . Non sarebbe costato neppure un euro.

La democrazia paritaria è una necessità non più rinviabile, pena la sopravvivenza della democrazia stessa, per questo è arrivato il momento di battersi o di andare in piazza.

Per chiedere ai partiti di assolvere alle funzioni che la Costituzione assegna loro e farlo tenendo ben presente che i generi sono due.

Per chiedere ai media di raccontare anche quella società civile fatta di donne e di uomini che ogni giorno si impegnano.

Per chiedere a partiti e a media di non farsi da sponda nella solita compagnia di giro e di non fare a chi è più bravo a occultare il paese reale, paraventandosi dietro Berlusconi.

Per difenderlo o per accusarlo.

Insomma, ci sono le parole e le azioni che possono coinvolgere tanti e tante, ma devono corrispondere ad una politica che si incarica di nominare una visione della realtà, di indicarne le conseguenze e che per questo risulta credibile”.

(Delt@ Anno IX, n. 20 del 31 gennaio 2011)

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