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POLITICA. Licenziamenti facili e tutti in pensione a 67 anni

Pubblicato il 27 ottobre 2011 da redazione

(Roma) “A giudicare dalle indiscrezioni di stampa che trapelano, lo spirito riformatore del governo si traduce in un ennesimo attacco, sui licenziamenti, sul lavoro precario, sulle pensioni, che colpiscono in particolare le donne e il mezzogiorno”.

Susanna Camusso, leader della Cgil, commenta così i provvedimenti annunciati dal governo italiano nella lettera inviata a Bruxelles e i cui contenuti trapelano da ieri sui media. Per la Cgil sono indigeste le nuove regole per il licenziamento di lavoratori e lavoratrici “per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato”, che il Governo si appresta ad approvare entro il maggio prossimo con una “riforma della legislazione del lavoro funzionale – si legge nella lettera – alla maggiore propensione ad assumere e alle esigenze di efficienza dell’impresa anche attraverso una nuova regolazione dei licenziamenti” .

Sul fronte pensioni, inoltre, “ il Governo italiano prevede che il requisito anagrafico per il pensionamento sarà pari ad almeno 67 anni per uomini e donne nel 2026. Sono già stati rivisti i requisiti necessari per l’accesso al pensionamento di anzianità. Tali requisiti aumenteranno gradualmente fino ad arrivare a regime a partire dal 2013. Questi requisiti sono in ogni caso agganciati in aumento all’evoluzione della speranza di vita”.

La Cgil annuncia battaglia, e di fronte a provvedimenti che finiscono per colpire sempre dalla stessa parte: i lavoratori e le lavoratrici, i pensionat* e i ceti più deboli, pur di preservare i detentori di grandi patrimoni e i percettori di rendite, si dice pronta a proporre “un’iniziativa di mobilitazione unitaria che rimetta al centro le ragioni del lavoro e della crescita ancora una volta negate da questo governo”, a fianco degli altri sindacati che non hanno gradito i contenuti della lettera. Oggi la nostra segreteria assumerà le decisioni conseguenti”, annuncia il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani, che boccia le decisioni su pensioni e licenziamenti del governo. “Reagiremo” contro un governo che non ha fatto tante altre cose; dalla lotta all’evasione alla patrimoniale, mentre si accanisce sui più deboli, ha detto ancora il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonnani, sottolineando dai microfoni di Sky, che, “sanno che bisogna fare sacrifici ma come in ogni buona famiglia, quando non è il genitore a dare l’esempio quelli che stanno sotto non lo seguono”.

No, anche da parte della segretaria confederale della Cisl, Liliana Ocmin, a rivedere, ancora una volta, il sistema pensionistico e l’età pensionabile delle donne. “Abbiamo già chiesto sacrifici alle donne da questo punto di vista con l’allungamento a 65 anni dell’età prima per le dipendenti pubbliche, e poi per quelle del settore privato, e nonostante le rassicurazioni del governo che avrebbe usato i risparmi per le politiche di conciliazione e di accesso al lavoro, non se n’è fatto nulla. Ora si chiede un ulteriore sforzo e questo non è accettabile. La Cisl non intende discuterne, se non in un ragionamento molto più ampio che includa l’eliminazione degli sprechi della politica, una riforma fiscale, la necessità di una patrimoniale”.

Per Alessandra Servidori, Consigliera Nazionale di parità del Ministero del Lavoro, “I veti incrociati sulle modifiche alle pensioni non aiutano alla definizione del decreto sviluppo e a trovare e sostenere le risorse per l’occupazione femminile”. “Per le donne – ha dichiarato nei giorni scorsi – dobbiamo privilegiare gli incentivi per i contratti a tempo indeterminato, determinato, il part-time, il welfare aziendale (asili nido, servizi alla persona) in cambio di un minor salario (tra le ipotesi circolate riguardo alla bozza del dl sviluppo allo studio del governo), e contratti con sgravi contributivi per le lavoratrici con figli. Queste sono le priorità per aiutare le donne a entrare e restare sul mercato del lavoro”.

Tutto questo mentre il Governo annuncia ancora che entro la fine dell’anno – sempre secondo la lettera – “si impegna ad approvare interventi volti a favorire l’occupazione giovanile e femminile attraverso la promozione di contratti di apprendistato, di rapporti di lavoro a tempo parziale, di contratti di inserimento delle donne nel mercato del lavoro e del credito di imposta in favore delle imprese che assumono nelle aree più svantaggiate”.

Interventi caldeggiati anche Luisa Todini – presidente di ‘Todini Costruzioni Generali S.p.A.’, e presidente della Fiec (Federazione industria europea delle costruzioni) – che l’altro ieri, in un’intervista a LABITALIA sottolineava che sono questi gli interventi per rilanciare l’occupazione femminile nel nostro Paese. Soprattutto il part – time – afferma – dovrebbe essere incentivato maggiormente dato che attualmente la percentuale è solo del 27%, rispetto alla Germania che è al 45%. E per incentivare le imprese che assumono donne, secondo l’imprenditrice, sarebbe utile “la proposta di Alberto Alesina e Andrea Ichino di fissare meno tasse sul lavoro delle donne”. A queste misure andrebbero affiancate, però, investimenti sulla mobilità e strutture come asili nido per conciliare tempi di vita e lavoro.

Su quest’ultimo punto non rifiuta l’idea di ‘barattare’ una quota di stipendio con l’asilo nido per i figli, perché – sottolinea – “ i nidi sono carissimi e spesso neanche ci sono. Il fatto che si pensi di dare una parte dello stipendio in cambio dell’asilo nido la vedo in modo positivo, nel senso che questo vuol dire che almeno ci sarebbero le strutture. Anche se comunque con gli stipendi bassi che ci sono attualmente in Italia -sottolinea- sarebbero preoccupanti ulteriori decurtazioni”. Un’altra opportunità per aiutare le mamme che lavorano “sarebbero -spiega ancora Todini – le ‘mamme di condominio’, diffuse nel paesi del Nord Europa, che si potrebbero sostenere attraverso degli sgravi fiscali per acquisire degli alloggi, e sarebbero utili alle donne che devono lasciare casa alle 7 del mattino”.

(Delt@ Anno IX, n. 207 del 27ottobre 2011)

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