POLITICA. Libertà e diritti delle donne di ieri e oggi, ne parliamo con Vittoria Franco
Pubblicato il 28 marzo 2011 da redazione
(Siena) Lo scorso venerdì 25 Marzo, abbiamo incontrato la senatrice Vittoria Franco alla presentazione della seconda edizione del suo libro Care Ragazze, tenutasi presso la libreria Sic di Siena.
D. Il suo libro si propone come un promemoria, per ricordare alle giovani donne che i diritti di cui godono sono il frutto di una conquista e, in quanto tali, non sono immuni dal rischio di indebolirsi, fino a scomparire. Cosa le ha fatto capire che ci fosse bisogno di tessere un filo della memoria con le giovani?
R. C’è stato un momento in cui ho sentito che qualcosa si era rotto ed ho subito avvertito il bisogno di fare qualcosa. All’epoca ero impegnata a presentare una proposta di legge finalizzata all’accrescimento dei diritti delle donne, soprattutto in termini di opportunità, in risposta al fatto che sta aumentando sempre più la distanza tra quello che le donne possono fare, in virtù dei saperi e delle competenze che acquisiscono e quello che possono fare in termini di possibilità, nel momento in cui si affacciano al mondo del lavoro. Rispetto agli uomini, le donne sono sempre indietro. Mentre mi trovavo impegnata su questo progetto volto a colmare il deficit di opportunità per le donne, soprattutto in termini di lavoro, mi sono accorta che si stava imponendo un’altra realtà, che andava nella direzione contraria; si stava imponendo il modello che io chiamo “dello stare nude e mute sulla scena”, noto anche come “velinismo”, un modello della superficialità, della celebrità, delle scorciatoie. Questa dittatura del corpo e della bellezza è arrivato anche in politica, al punto che, alla vigilia delle elezioni europee del 2009, la destra ha candidato donne in virtù della loro bellezza, dello scambio di favori sessuali, della partecipazione a programmi televisivi, facendo un uso provato delle istituzioni pubbliche. Tutto questo mi ha fatto notare che il filo che si era trasmesso tra le donne di generazione in generazione si era interrotto. Questa consapevolezza mi ha spinto a compiere un atto di responsabilità: rivolgermi alle giovani donne, per non disperdere il patrimonio delle conquiste e delle battaglie combattute dalle donne. Il libro nasce, insomma, per dire alle ragazze che i diritti delle donne non sono dati per natura, ma sono il frutto di conquiste e si propone come un tentativo di costruire un mondo comune di donne di diverse generazioni. La cosa bella della manifestazione del 13 Febbraio, a mio avviso, è stata proprio la presenza di generazioni diverse raccolte sotto la parola dignità.
D. Nella seconda edizione di Care Ragazze è presente un nuovo capitolo intitolato “Dopo il 13 Febbraio. Se non ora quando?”, nel quale lei scrive che, con la manifestazione del 13, è cominciata una nuova storia. In cosa individua l’elemento di novità?
R. La novità consiste nella visibilità. Quel giorno siamo state visibili. In molti si sono espressi sul silenzio delle donne, prima del 13 Febbraio, ma questo silenzio non è mai esistito; noi parlavamo, molte di noi agivano e proponevano. Casomai c’era silenzio sulle donne e in questo caso c’è una forte responsabilità dei media nei confronti delle donne. Questi ultimi non mostrano quasi mai modelli alternativi di donne. Il 13 Febbraio, al contrario, abbiamo occupato la scena pubblica, ce ne siamo riappropriate in tanti modi diversi.
D. Nel suo libro cita Susan Faludi e la sua analisi del contrattacco sferrato contro le conquiste del movimento delle donne, negli anni Ottanta e riscontra un’angosciante attualità con il contesto italiano. Vuole illustrarci con un esempio cosa intende? Questo confronto vuole essere un monito?
R. Susan Faludi ha scritto “Contrattacco” negli anni in cui hanno governato Regan e Bush (padre, ndr), riscontrando un pesante arretramento della posizione delle donne. Per quanto la situazione degli Stati Uniti sia molto più complessa, l’analisi della Faludi anticipava ciò che stiamo vivendo in Italia. Vi faccio un esempio recente: tutte noi conosciamo il fenomeno delle dimissioni in bianco, il foglio bianco che viene chiesto di firmare alle donne al momento dell’assunzione. Durante il governo Prodi eravamo riusciti ad approvare una legge che rendesse difficile per i datori di lavoro di far uso delle dimissioni in bianco. Con l’insediamento nuovo governo, la legge in questione è stata immediatamente abrogata. Questo è il caso di un diritto che le donne hanno perso subito dopo averlo conquistato. Ma ci sono molti altri diritti minacciati, soprattutto quelli che passano attraverso il corpo, come l’interruzione volontaria di gravidanza, o la possibilità di essere informate e seguite dai consultori. Infine, quest’uso del corpo strumentale al desiderio maschile che abbiamo sotto agli occhi, non è un regresso?
D. Lei ha dedicato un intero capitolo del libro alla libertà, ed in particolare alla libertà femminile. Rispetto alle cosiddette papi girls, in molti hanno sollevato l’argomento della libertà di scelta. Come giudica questa definizione della libertà?
R. Oggi parlare di libertà è difficile. Per me libertà è, ad esempio, la possibilità di realizzare propri progetti di vita; nessun problema se il proprio progetto è quello di fare la velina, ma voglio che vengano garantiti anche altri piani di vita. Questa pluralità di opportunità oggi manca. Quando si dice che la libertà sul corpo è anche quella anche di scambiare il proprio corpo, si dà voce ad un equivoco: quando si parla di ragazze che usano il proprio corpo come merce di scambio, io non vedo nessuna libertà, ma solo l’uso maschile del corpo femminile. Questa mercificazione è una forma di assoggettamento femminile attraverso il corpo che sfiora il concetto di libertà, ma è soltanto una versione sofisticata dell’assoggettamento femminile all’uomo. Le ragazze al centro delle vicende ben note a tutte sono vittime di chi si approfitta della loro situazione di bisogno e del condizionamento a cui sono sottoposte da parte del modello di donna dominante. Oggi c’è bisogno di ricollegare libertà, dignità e pari opportunità.
(Delt@ Anno IX, n. 65 del 28 marzo 2011) Carla Fronteddu
Tags |deltanews, donne, POLITICA, vittoria franco



