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POLITICA. Aspettando il Governo Monti…e le donne?

Pubblicato il 13 novembre 2011 da redazione

(Roma) Guido Tabellini, professore di economia presso l’università’ Bocconi al dicastero di Via XX Settembre, Carlo Secchi al ministero dello Sviluppo, il rettore della Cattolica, Lorenzo Ornaghi, all’Istruzione, Lanfranco Senn alle Infrastrutture, Cesare Mirabelli alla Giustizia, Giuliano Amato agli Esteri, Enzo Moavero sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Sono questi i primi nomi circolati ieri per l’inevitabile totoministri del futuro Govrerno Mario Monti, per il quale i tempi sembrano allungarsi.  Tecnici e nessun politico, dunque, per i 12 dicasteri con portafoglio e un numero limitato di sottosegretari – come d’accordo con il presidente della Repubblica – per rispondere al questionario  dell’Ue sulle misure che l’Italia adotterà per centrare gli obiettivi di pareggio di bilancio, ma anche sulle misure per fare ripartire la crescita, ritenuta il punto più debole dell’Italia.

Soluzioni che il Governo uscente ha indicato nella lettera del Ministero dell’economia e delle finanze dove sono illustrate le 39 risposte ai quesiti di chiarimenti sottoposti da Bruxelles al governo italiano. Lettera, lo ricordiamo, inviata venerdì e nella quale  si spiega che sono stati già realizzati tagli alla spesa pubblica pari a 10,7 miliardi nel 2012, 5 miliardi nel 2013 e 5 miliardi nel 2014, e dove, ancora,per quanto riguarda il capitolo spinoso delle pensioni, si ricorda che già nel  2013 l’età effettiva di uscita dal lavoro per vecchiaia per gli uomini e le donne del settore pubblico sarà pari a 66 anni e tre mesi.

I lavoratori e le lavoratrici autonom* andranno invece in pensione a 66 anni e 9 mesi. Al contrario, in Germania, l’età effettiva di pensionamento nel 2013 avrà 65 anni e 2 mesi. Entro il 2027, i lavoratori italiani -sia donne che uomini- andranno in pensione a 67 anni e 7 mesi (o 68 anni e 1 mese se lavoratori autonomi). I lavoratori tedeschi, invece, andranno in pensione un anno prima a 66 e 6 mesi”.

A partire da queste prime risposte, decise con il ddl di stabilità, il nuovo Governo dovrà proseguire mettere mano a tutta una serie di voci, a partire dal fronte del lavoro, avendo ben presente che la crisi ha portato la disoccupazione all’8,3%.  Una crisi che incide maggiormente su donne e giovani. La disoccupazione femminile, infatti, viaggia un punto e mezzo sopra quella generale, e si attesta al 9,7%, mentre quella giovanile si è attestata lo scorso settembre al 29,3%.

Ma sono tanti i  nodi da sciogliere che ancora restano, e che il nuovo Governo dovrà risolvere anche con provvedimenti impopolari, come l’introduzione della patrimoniale e la reintroduzione dell’Ici per la prima casa, una misura che spaventa, e non poco, le famiglie, sempre più impoverite. Una misura che se attuata, e sarebbe possibile grazie al decreto legislativo sul federalismo approvato dal cdm il 24 ottobre scorso, porterebbe nelle casse dello Stato un gettito di circa 3,5 MLD di euro.

Quello che è certo, dunque, e che dal nuovo Governo – che deve intervenire tempestivamente su deficit, debito e crescita – ci si attendono misure choc. Misure come quelle indicate da Vincenzo Boccia, vicepresidente di Confindustria e numero uno dei Piccoli (le aziende piccole e medie associate all’organizzazione di viale dell’Astronomia), in un’intervista al quotidiano ”Il Messaggero”, che cita ”una riforma fiscale che sposti il carico delle tasse dalle persone alle cose, l’abolizione delle pensioni di anzianità e l’accelerazione dell’equiparazione dell’età’ delle donne nel privato”, ma anche il taglio  della spesa pubblica improduttiva Risorse che dovranno essere liberate sulla crescita.

Tra i problemi da risolvere, legati a lavoro, redditi e risparmi, in queste ore ci si interroga anche su un altro quesito, ed è quello della presenza femminile nella “formazione” della squadra guidata da Mario Monti. Una presenza attorno alla quale – fatta eccezione per pochi nomi circolati in queste ore, da Anna Maria Tarantola, vicedirettora della Banca d’Italia, Emma Marcegaglia (Sviluppo), Emma Bonino e Luisa Torchia (Istruzione?) – finora aleggia il più grande mistero.

Ieri si è chiusa a l’Aquila la prima Assemblea Nazionale della Rete delle donne per la rivoluzione gentile, che già in un video che le racconta sottolineano che “La rappresentanza femminile non è un obbligo, ma è vitale”.   Un pensiero più volte ribadito nelle iniziative di “Se non ora quando”, e che ora – come ricorda in una nota, Gemma Azuni (Sel – Comune di Roma) – “da L’Aquila donne gentili e rivoluzionarie rilanciano in una missiva indirizzata al Presidente Napolitano per chiedere un Governo di pari opportunità: 50% donne e 50% uomini.

Le donne riunite a L’Aquila per la prima Assemblea Nazionale della Rete delle donne per la rivoluzione gentile – continua Azuni – si sono rivolte al Presidente della Repubblica perché rappresenti al Presidente del Consiglio incaricato, la richiesta di un Governo che veda donne e uomini presenti in misura paritaria.

“Riteniamo si tratti” – prosegue la lettera – “di un segnale importante di discontinuità che il Paese attende, ed è la premessa necessaria perché tutte e tutti, di persona o attraverso le rappresentanti e i rappresentanti eletti si impegnino per superare la difficile fase che il Paese attraversa.”

Sempre ieri, dall’Umbria, dove si è chiusa la manifestazione Umbrialibri, la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, e Giovanna Melandri, intervistate dalla giornalista Ritanna Armeni in occasione della  tavola rotonda ”Potere e Rappresentanza’, hanno auspicato che “ in questa fase di consultazioni per la definizione del nuovo esecutivo tecnico, si garantisca la giusta attenzione alla presenza femminile”. ”L’auspicio e’ che la scelta di ministri, viceministri e sottosegretari, possa valorizzare – per le due governatrici – figure femminili altamente competenti e qualificate presenti nel nostro Paese, sia nel mondo accademico che in quello delle professioni, donne capaci che possono dare un importante contributo al nuovo governo”.

Un monito che fa suo anche Isabella Rauti (Consigliera Pdl Regione Lazio), che dal  suo profilo Facebook, lancia un appello ai grandi quotidiani affinché si facciano promotori di un sondaggio su quali donne possano autorevolmente dare un contributo a un possibile governo Monti. ”Ora che è legge l’obbligo di garantire una rappresentanza di genere anche nei Cda delle società – per Rauti – a maggior ragione sarebbe stridente e incomprensibile se le donne fossero escluse dalla squadra che potrebbe guidare il Paese nei prossimi mesi”.

(Delt@ Anno IX, n. 222  del 14 novembre  2011)

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