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PARI OPPORTUNITA’. Obiettivo: parità di genere. AIDOS alla CSW

Pubblicato il 30 marzo 2014 da redazione

La CSW (Commissione sullo status delle donne) chiede maggiori sforzi per promuovere l’uguaglianza di genere
Al termine di due settimane di intensi negoziati, la 58 ª sessione della Commissione sullo Status delle Donne (Commission on the Status of Women, CSW) si è conclusa a notte fonda il 22 marzo a New York, presso la sede delle Nazioni Unite, con l’approvazione di un documento (Agreed Consclusions) che pone la parità di genere e i diritti umani delle donne tra le priorità assolute se si vuole raggiungere uno sviluppo che sia sostenibile.

La Commissione si è riunita quest’anno per esaminare le sfide e i cambiamenti posti dagli Obiettivi di Sviluppo del Millennio per migliorare la vita di donne e ragazze nei Paesi in via di sviluppo. Se in generale gli Obiettivi – che erano stati stabiliti dall’ONU nel 2000 -  hanno portato ad una riduzione di alcuni aspetti della povertà, quelli che risultano più lontani dall’essere raggiunti sono proprio quelli relativi a donne e bambine, in particolare per quanto riguarda il raggiungimento della parità di genere e il miglioramento della salute materna. In vista della scadenza degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio nel 2015, il documento della Commissione rappresenta un contributo determinante per stabilire le priorità per il prossimo quadro di sviluppo globale.

La Commissione ha espressamente chiesto un Obiettivo specifico sulla parità di genere, come era stato richiesto a gran voce dalle attiviste per i diritti delle donne.

“Un Obiettivo specifico sulla parità di genere significa che l’uguaglianza e i diritti delle donne sono importanti di per sé e devono costituire una priorità per gli investimenti governativi”, afferma Daniela Colombo, Presidente di AIDOS. “Si riconosce che uno sviluppo sostenibile e significativo deve affrontare le cause profonde della disuguaglianza di genere, che negano il diritto all’istruzione per donne e ragazze, il diritto di prendere decisioni sul proprio corpo e se e quando avere dei figli, l’accesso a pari opportunità d’impiego e pari retribuzione per il medesimo lavoro, nonché il diritto a una vita libera da ogni forma di  violenza. Tutto ciò richiede una forte volontà politica e risorse adeguate”.

La Commissione ha inoltre dichiarato che l’Agenda di sviluppo per il post-2015 deve includere target specifici di genere in tutti gli altri obiettivi di sviluppo, in particolare quelli relativi all’istruzione, alla sanità, alla giustizia economica e all’ambiente. I governi sono inoltre invitati ad affrontare norme e pratiche sociali discriminatorie che favoriscono la disuguaglianza di genere, come il matrimonio precoce e forzato, le mutilazioni dei genitali femminili e altre forme di violenza contro donne e ragazze, rafforzando i meccanismi di controllo sull’applicazione dei diritti umani delle donne.

Le Agreed Conclusions hanno riaffermato la validità del Programma d’azione del Cairo (1994) e della Piattaforma di azione di Pechino (1995), richiedendo investimenti “per un’assistenza sanitaria completa e di qualità per la salute sessuale e riproduttiva”, tra cui la contraccezione d’emergenza, l’informazione e l’educazione, l’aborto sicuro, là dove è consentito dalla legge, la prevenzione e il trattamento delle infezioni sessualmente trasmissibili, compreso l’Hiv, e lo sviluppo di programmi di educazione sessuale per i/le giovani. Inoltre, le conclusioni richiamano al riconoscimento del diritto delle donne di “decidere liberamente e responsabilmente sulle questioni relative alla loro sessualità … libere da coercizione, discriminazione e violenza”.

Gli Stati membri hanno riconosciuto che i progressi verso il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio – che comprendono l’eliminazione della povertà e l’ampliamento dell’accesso ai servizi sanitari compresa la salute riproduttiva – sono stati ostacolati da persistenti “rapporti ineguali di potere tra donne e uomini,” leggi, norme sociali e stereotipi di genere particolarmente discriminatori.

I governi hanno espresso preoccupazione su diverse criticità legate alla parità di genere che non sono state adeguatamente affrontate dagli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, compresa la violenza contro le donne e le ragazze; pratiche dannose come il matrimonio precoce e forzato e le mutilazioni dei genitali femminili; il diritto alla salute sessuale e  riproduttiva; la quantità di lavoro non retribuito di donne e ragazze, in particolare il lavoro di cura; il divario salariale di genere; la parità di accesso delle donne al controllo delle risorse compresa la proprietà della terra; i diritti di successione e la piena partecipazione femminile ai processi decisionali a tutti i livelli.

La Commissione ha chiesto provvedimenti per garantire l’accesso universale all’istruzione primaria, soprattutto per bambine e ragazze vulnerabili, nonché misure volte a rafforzare la partecipazione delle donne nei settori di lavoro formali e informali.

Le organizzazioni che si occupano di diritti delle donne e di salute sessuale e riproduttiva  hanno espresso il loro plauso ai governi che si sono impegnati per i diritti di tutti gli individui a vivere senza violenza, discriminazione e barriere che impediscono l’accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva, in particolare per le ragazze.

Tuttavia, le stesse organizzazioni hanno espresso il loro disappunto per l’azione di una piccola minoranza di governi conservatori, spronati dalla Santa Sede – che, unica religione al mondo, detiene status di osservatore speciale alle Nazioni Unite per via dello Stato del Vaticano – che ha contestato i concetti fondamentali di genere e i diritti umani delle donne durante le due settimane di negoziati.

In particolare è stato notato che, nonostante le Nazioni Unite abbiano da venti anni affermato il divieto di discriminazioni e violenze basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, i/le delegati/e governativi/e hanno ceduto alle pressioni per escludere il riconoscimento di queste violazioni nelle conclusioni finali concordate. Una lettera di protesta in tal senso è stata inviata a tutti gli Stati membri che hanno partecipato alla CSW.

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