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PARI OPPORTUNITA’. Solo il 25% dei ricercatori è donna

Pubblicato il 26 maggio 2009 da Redazione Delt@

(Milano) In occasione della cerimonia di consegna – ieri – delle borse di studio ‘L’Oreal Italia per le donne e la scienza 2009′ (un contributo di 15 mila euro assegnato a cinque giovani ricercatrici italiane che si sono distinte per la creatività delle loro ricerche) è stato tracciato un quadro a tinte fosche sulle ricercatrici, che nel nostro Paese, come nel resto del mondo, sono disoccupate e sottopagate. Sottorappresentate anche, poiché solo il 25% dei ricercatori è donna.
In Italia – come sottolinea l’Annuario scienza e società del 2009 – l’ambito scientifico è uno dei più afflitti da differenze di genere. “A tre anni dalla laurea – ha ricordato Giorgina Gallo, presidente e amministratora delegata di L’Oreal Italia – le donne sono più disoccupate dei loro colleghi maschi”.
In campo geo-biologico, ad esempio, si registra un 27% di disoccupazione femminile contro il 20%
degli uomini, mentre in ambito medico le donne senza lavoro sono il 13% delle laureate, contro il 7,7% dei camici bianchi maschi. A parità di titolo di studio, poi, i “cervelli rosa” guadagnano meno:
la differenza di stipendio è del 10% e tende ad aumentare con il progredire della carriera, fino a raggiungere un divario del 33%.
“Certo le cose stanno cambiando – ha sottolineato l’oncologo e senatore del Pd, Umberto Veronesi, che ha presieduto la giuria e ha consegnato i riconoscimenti alle cinque giovani scienziate finaliste – ci sono segnali di un’inversione di tendenza che lasciano ben sperare”. Presto – ha aggiunto Veronesi – “le donne si affermeranno da sole, senza imposizioni dall’alto, né quote rosa. E noi non potremo far altro che constatarlo”. Per far capire che nell’ambito della ricerca è vantaggioso sostenere le donne”, Veronesi, citando la sua esperienza personale nell’istituto europeo di oncologia (Ieo) che dirige a Milano, ha sottolineato che su un migliaio di dipendenti, 700 sono donne. “E’ stato facile per me assumerle come collaboratrici. E sono convinto che sono una delle ragioni del successo del centro che è balzato ai primi posti delle classifiche europee per la produzione scientifica”. Sostenere i ‘cervelli rosa’ e metterli in condizioni di esprimere un “potenziale finora sottoutilizzato” è dunque una scelta “nell’interesse collettivo. Il Paese ha bisogno
della loro forza”, sottolinea con forza l’ex ministro della Sanità, citando due punti a favore del genere femminile: “Prima di tutto le neuroscienze hanno ormai dimostrato, una volta per tutte, che
il cervello delle donne è uguale a quello degli uomini. Se non migliore, visto che l’area della fantasia e della creatività risulta più sviluppata. E infine, le donne restano pur sempre il pilastro su
cui poggia il mantenimento della specie. Una questione in cui gli uomini hanno un ruolo marginale”.
Tra le cinque scienziate premiate ieri figurano la genetista 28enne Anna Olivieri che ha studiato i cavalli e ha osservato come, analizzando le mutazioni del Dna mitocondriale di un individuo, si può
risalire alla storia genetica dei suoi antenati femminili, e c’e’ Luisa Ostorero, astrofisica di 35 anni, che ha concentrato il suo lavoro sugli ‘ammassi di galassie in Gravità Conforme’. E ancora la chimica trentenne Valeria Righi, con un progetto sull’identificazione di biomarker diagnostici per la medicina clinica; il medico endocrinologo Cristina Lucia Ronchi, 32 anni, con uno studio sugli effetti
della radioterapia sui fattori di rischio cardio-cerebro-vascolari nei pazienti con adenomi ipofisari Gh-secernenti; e infine Elisabetta Versace, psicologa di 30 anni, con il suo lavoro sulle capacità cognitive alla base dell’elaborazione linguistica. I loro progetti, frutto di anni di studio, testimoniano “il contributo che le donne possono dare alla scienza”, ha evidenziato la presidente di Assolombarda, Diana Bracco.
(Delt@ Anno VII, N. 112 del 26 maggio 2009)

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