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PARI OPPORTUNITA’. Il talento femminile nella crisi

Pubblicato il 29 aprile 2009 da Redazione Delt@

(Roma) Non solo problemi sono stati esposti al convegno organizzato a Roma dall’Associazione Corrente Rosa lo scorso 24 aprile dal titolo Womenomics ‘Quale ruolo per l’occupazione e la valorizzazione del talento femminile nell’attuale crisi finanziaria ed economica’.
Dalle dichiarazioni dei relatori è emersa la forte responsabilità delle teorie economiche su cui si basano i sistemi finanziari di gran parte del pianeta nella crisi cui stiamo assistendo. Obsolete eVchiaramente miopi, le leggi che governano i mercati mondiali debbono necessariamente essere aggiornate tenendo conto dei mutamenti della società planetaria e dei differenti ruoli che ricoprono gli attori che ne fanno parte, a partire da quello delle donne.
Un esempio: le donne sono decisive nel 70% degli acquisti relativi alla casa e alla vita familiare, costituiscono il 47% degli utenti di Pc in Europa e sono responsabili del 60% degli acquisti di autovetture in Giappone, ma tra le prime 10 società italiane non vi e’ una sola donna nei consigli di
amministrazione. Se si considera poi la percentuale di presenza femminile nei CdA delle società quotate in Europa, l’Italia e’ in coda con il 4% rispetto all’11% della media Ue (nelle prime 200 società europee solo il 2,1% per le italiane a fronte di una media del 9,7% nel 2008).
Appare evidente che la soluzione alla crisi vada cercata nei settori che fino ad oggi hanno costituito quel ‘’sottobosco economico” humus indispensabile al radicamento dei mercati globali, vale a dire a quel 99% di restituzione del prestito che ha fatto grande la Grameen Bank di Yunus, banca ‘etica’ che incentiva il lavoro e l’associazionismo femminile nei paesi in via di sviluppo, oppure i dati incoraggianti relativi al settore dell’imprenditoria femminile e così via.
Secondo i dati presentati da Roberta Zizza, della Banca d’Italia, intervenuta al convegno citando diverse ricerche, da quella Mc Kinsey del 2007 a quella più recente del Cermes, se si riuscisse a raggiungere il 60% di donne occupate, cioè 2 milioni e 600 mila in più delle lavoratrici attuali, il prodotto interno lordo italiano crescerebbe tra il 6 e il 9% in più all’anno. E ancora: riducendo il divario occupazionale femminile tra Nord e Sud di 1.700.000 unità, il Pil avanzerebbe di 4-6 punti percentuali.
Tra gli interventi, oltre a quello della Vice Presidente del Senato Emma Bonino, intervenuta sugli stereotipi di genere; quello di Frederique Clavel, fondatrice dell’incubatore al femmenile Paris Pionnieres che ha esposto con chiarezza cosa e come è stato fatto dalla sua associazione che dal 2005 ad oggi ha contribuito alla creazione di più di duecento posti di lavoro e sostenuto circa cento progetti, aiutando le imprese ad implementare e migliorare le proprie strategie.
Tattiche e strategie concrete per uscire dalla crisi mettendo le società in condizione di non ricaderci, risolupreventive per usare un orrendo neologismo, arricchite dai dati OCSE presentati da Enrico Giovanni, numeri chiari ma che se non ben interpretati possono risultare estremamente nocivi.
Sul carattere preventivo è intervenuta Laura Moschini dell’università di Roma Tre sottolineando l’importanza di applicare strategie ”urgenti ed accurate” di formazione di genere, contrastando gli stereotipi nelle istituzioni scolastiche. Ad illustrare politiche attive alla superazione delle differenze di genere Isabella Rauti e Alessandra Tibaldi.
La soluzione è quindi a portata di mano ma non per questo di facile applicazione. Tutti i sistemi, le cui deficienze sono venute a galla ‘grazie alla crisi’ vanno rivisti e corretti, tenendo conto che la declinazione al maschile che li ha contraddistinti sino ad oggi è la metastasi da sradicare.
(Delt@ Anno VII, N 91 del 29 aprile 2009) Saverio De Luca

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