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LAVORO: “salvo intese” arriva la riforma con qualche piccola conquista per le donne

Pubblicato il 24 marzo 2012 da redazione

(Roma) 24 marzo 2012 La Ministra del Lavoro Elsa Fornero la difende:  ”e’ una buona riforma, rappresenta un punto di equilibrio rispetto a molte tensioni e interessi diversi”, e si rammarica che non sia stata pienamente condivisa perché per il Governo “rende il mercato del lavoro capace di contribuire alla crescita e alla creazione di occupazione di qualità, di stimolare lo sviluppo e la competitività delle imprese, oltre che di tutelare l’occupazione e l’occupabili’ dei cittadini”.

Una riforma ”lungamente attesa dal Paese, fortemente auspicata dall’Europa, e per questo discussa con le Parti Sociali”che, come è noto, sull’art. 18 ha registrato toni aspri.

Ma vediamo in dettaglio gli obiettivi del disegno di legge di riforma del mercato del lavoro approvato con la formula ‘’salvo intese” dal consiglio dei ministri.

“Le misure varate dal Cdm non prevedono il reintegro per i licenziamenti cosiddetti economici, come richiesto dai sindacati. Per i licenziamenti per motivi economici, infatti, è stabilito che il datore di lavoro può essere condannato solo al pagamento di un’indennità’. Il diritto alla reintegrazione nel posto del lavoro sarà invece disposto dal giudice nel caso di licenziamenti discriminatori o in alcuni casi di infondatezza del licenziamento disciplinare.

La riforma interviene poi sull’istituto della Cassa integrazione guadagni per la quale si prevede la salvaguardia e l’estensione. La cig viene, infatti, definita ”un importante istituto assicurativo che ha permesso alle imprese italiane di affrontare la crisi meglio che in altri Paesi. L’istituto, infatti – sottolinea il governo nel testo di riforma -, offre un’integrazione salariale in caso di riduzione dell’orario di lavoro durante una congiuntura sfavorevole, consentendo di adeguare rapidamente l’orario di lavoro al calo di domanda, preservando però i singoli rapporti di lavoro e il loro contenuto di professionalità e di investimento”.

Allo stesso tempo si prevede il potenziamento dell’istituto dell’assicurazione contro la disoccupazione estendendone l’accesso ai piu’ giovani, a coloro che sono da poco entrati nel mercato del lavoro e alle tipologie d’impiego attualmente escluse (ad esempio quella degli apprendisti)”.

Le nuove misure adottate dal governo prevedono, poi, una cornice giuridica per gli esodi con costi a carico dei datori di lavoro. La riforma prevede la facoltà per le aziende di stipulare accordi con i sindacati maggiormente rappresentativi, finalizzati a incentivare l’esodo dei lavoratori anziani.

Nell’area riguardante ”l’equità di genere” la riforma riconosce che la partecipazione delle donne al mercato del lavoro risulta ancora limitata rispetto a quella degli uomini. Il divario risulta particolarmente ampio nel Mezzogiorno e tra le fasce meno qualificate e’ presente anche tra le fasce qualificate e di vertice (ad oggi, infatti, anche le giovani laureate trovano lavoro meno frequentemente dei colleghi maschi). Per diminuire questo divario – spiega il governo in una nota – la riforma interviene su tre ambiti. Il primo è l’introduzione (a favore di tutti i lavoratori, per quanto il fenomeno riguardi prevalentemente le lavoratrici) di norme di contrasto alla pratica delle cosiddette ‘dimissioni in bianco’, con modalità semplificate e senza oneri per il datore di lavoro e il lavoratore e il rafforzamento (con l’estensione sino a tre anni di eta’ del bambino) del regime della convalida delle dimissioni rese dalle lavoratrici madri”.

Il secondo ambito mira a favorire una cultura di maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli. Viene quindi introdotto il congedo di paternità obbligatorio.

Il terzo ambito riguarda il potenziamento dell’accesso delle donne alle posizioni di vertice. Si approva il regolamento che definisce termini e modalità di attuazione della disciplina delle cosiddette ‘quote rosa’ alle società controllate da pubbliche amministrazioni.

Ora la palla passa al Parlamento e Fornero auspica che in questa sede non si cancelli quanto fatto con la riforma. Del tanto discusso art.18 dice: “le modifiche apportate non sono uno stravolgimento, non calpestano i diritti e non sono causa di tensioni sociali. Sono stati fatti aggiustamenti  e in alcune parti e’ stato rafforzato”. “Le modifiche riguardano quando si verificano situazioni oggettive per necessità economiche, ”aggiustamenti nel piccolo della manodopera perché partiamo dal presupposto che non tutti gli imprenditori sono cattivi”. E quando c’e’ esigenza di aggiustamento di manodopera ”ci sarà un indennizzo relativamente alto”. ”Nessuno potrà licenziare per motivi discriminatori e nei casi disciplinari sarà il giudice a decidere tra reintegro e indennizzo”.

Susanna Camusso, che oggi ha preso parte al workshop Confcommercio a Cernobbio annuncia battaglia sulla riforma  e sull’art. 18 la leader della Cgil sottolinea che con le modifiche approvate ‘’si e’ costruita una grande ingiustizia. Se un licenziamento è illegittimo, la sanzione deve essere la stessa qualunque sia la ragione”.

No all’indennizzo per i licenziamenti di natura economica ribadisce in sostanza Camusso, convinta che “ il peggioramento della condizione dei lavoratori non metterà in moto la crescita economica del Paese’.  “Il problema è la qualità del lavoro”. ”La crescita – ha detto dal palco di Confcommercio – la fanno le politiche di indirizzo degli investimenti. Ma con questa riforma si è scelto di non innovare. Non bisogna pensare che per essere competitivi si debba intervenire soltanto sul lato della riduzione dei costi. Bisogna puntare soprattutto sulla qualità del prodotto”.

Il problema, ha insistito Camusso, è che il governo ”ha scelto una strada che rende dispari i diritti”… un atteggiamento che è ”esattamente l’opposto di un’idea di unità e coesione del Paese”. Per questo, conferma Camusso, “Nessun passo indietro sullo sciopero da 16 ore preannunciato dalla Cgil per dire no alla riforma del mercato del lavoro.

Riforma che, per la senatrice Pd, Vittoria Franco, permetterà alle donne – se gli annunci del governo saranno confermati – di fare un passo avanti su due questioni importanti: congedo di paternità obbligatorio e contrasto alle dimissioni in bianco”. Nel complesso – per Franco – si tratta di una riforma con molti aspetti positivi soprattutto per le donne giovani, tradizionalmente più precarie degli uomini e che spesso vengono licenziate al momento della gravidanza. Il congedo di paternità obbligatorio ha poi anche una valenza simbolica, in un Paese in cui il carico famigliare è ancora in buona parte sulle spalle delle donne”.

Per Chiara Moroni, coordinatrice nazionale delle donne di Fli, ”La particolare attenzione mostrata dal governo in tema di norme di contrasto alla pratica delle dimissioni in bianco, sui temi della conciliazione dei tempi di lavoro e la famiglia, sulla sperimentazione del congedo di paternità obbligatorio e il regolamento per l’attuazione delle ‘quote rosa’ alle società controllate da pubbliche amministrazioni, sono la conferma della volontà di far partire il rilancio della nostra economia proprio dall’inclusione delle donne nel mondo del lavorò’. conclude Moroni.

“La riforma contiene nuove e buone norme per l’empowerment femminile: un’altra ragione per cui il Pdl sosterrà in Parlamento questo testo”. Così Mara Carfagna, parlamentare Pdl e già Ministra per le Pari Opportunità, commenta il disegno di legge approvato ieri dal Governo. “Con questo strumento l’Italia potrà dotarsi di norme delle quali si discute da tempo, come il congedo parentale obbligatorio per i padri. C’è anche il regolamento che definisce le modalità di attuazione delle ‘quote rosa’ per i cda delle società pubbliche, un intervento che completa il provvedimento approvato lo scorso giugno”, conclude.

E perché non una donna al Colle? Ad auspicarlo fortemente è anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che in un documentario andato in onda oggi pomeriggio sulla Rai – registrato lo scorso 16 gennaio – nel quale risponde alle domande di alcuni studenti, confermando che nel 2013 non si ricandiderà per un secondo mandato al Quirinale, ha dichiarato: “Più le donne si faranno sentire, prima arriverà, e mi auguro presto, il momento in cui ci sarà anche una candidata donna a presidente della Repubblica e potrà essere eletta. Napolitano ha detto di essersi sempre trovato “a dover scegliere fra candidati uomini”. “Sicuramente rimane ancora, se non un vero pregiudizio, una resistenza a scegliere una donna per certi incarichi”, ma è opinione fortemente condivisa che ormai i tempi siano maturi.

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