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INFORMAZIONE. A Roxana Saberi il Premio Ilaria Alpi 2009

Pubblicato il 23 giugno 2009 da redazione

(Riccione) E’ andato a Roxana Saberi, 32 anni, per sei anni corrispondente dall’Iran per diverse testate giornalistiche internazionali (tra cui Bbc e Fox), finita in galera, condannata a 8 anni di prigione con l’accusa di spionaggio a favore degli Usa, il Premio Ilaria Alpi 2009 per la libertà di stampa.
”Dedico il premio a chi fa giornalismo dal basso”, ha dichiarato l’autrice di importanti inchieste che hanno fatto il giro del mondo. A ritirare il Premio il padre Reza, orgoglioso di una figlia per la quale tanto si è battuto per la sua liberazione. Una figlia che ha fatto del suo meglio – come scrive la stessa Saberi – “per offrire nei miei servizi un’immagine realistica e giusta dell’Iran e dei suoi leader
così come ho sempre fatto lavorando in altri paesi. Inizialmente sono stata incoraggiata da un funzionario governativo che mi aveva detto che le autorità del suo paese non si aspettavano che noi giornalisti stranieri scrivessimo solo apprezzamenti sulla repubblica islamica, ma che i nostri servizi dovessero essere in qualche modo “equilibrati”, obiettivi. Ma, dopo qualche tempo, il mio accredito stampa è stato ritirato. Ho deciso di concentrarmi sulla scrittura di un libro, un libro sui diversi gruppi ed individui appartenenti alla società iraniana e sulla loro vita nella repubblica islamica. Quando mi hanno arrestata a gennaio di quest’anno, la polizia ha sostenuto che anziché scrivere un libro, stessi facendo spionaggio per il governo americano”.
Saberi ha voluto ricordare i tanti giornalisti che come lei, pur nel rispetto delle regole fondamentali del regime per la stampa ritengono che riportare qualche notizia dall’Iran sia meglio che non riportarne nessuna, anche a rischio della propria vita.
Oggi – conclude Roxana Saberi – i tanti cittadini iraniani che sono diventati “citizen journalists”, giornalisti civici, fanno conoscere al mondo i recenti sviluppi del loro paese. Comunicano online e
alle reti televisive satellitari straniere raccontando ciò che loro vivono in prima persona durante le manifestazioni per opporsi ai recenti risultati delle elezioni presidenziali. I giornalisti stranieri e locali hanno durissime restrizioni, mentre i cittadini portano foto e video che mostrano gli scontri di
strada e la violenza contro i protestanti pacifici. Vorrei dedicare questo premio a loro, che coraggiosamente stanno condividendo notizie importanti con il mondo nonostante i grandi rischi che devono affrontare”.
Sono 32 i giornalisti arrestati dopo le rivolte scoppiate in Iran in seguito alle elezioni presidenziali del 12 giugno, è riportato sul sito ‘Roozonline’, della corrente riformista iraniana, che ha aggiornato il bilancio dei reporter catturati “con l’ultima ondata di arresti di domenica. Tra i nomi dei reporter fermati compaiono importanti firme come l’esperta di diritti umani Jila Bani Yahghub, l’economista Ahmad Amuiy, il direttore del quotidiano ‘Ghilane Emruz’ Mojtaba Pour Mohsen e Mohammad Ghuciani, direttore del giornale ‘Etemade Melli’. Secondo ‘Roozonline’, il numero degli arresti di giornalisti aumenta di giorno in giorno, e sono sempre più difficili le loro condizioni di vita.
Sempre restando in tema di libertà d’informazione, Fareed Zakaria, direttore Newsweek international, ha chiesto alle autorità iraniane l’immediato rilascio del giornalista Maziar Bahari, di nazionalità canadese, condannando “l’arresto senza nessuna incriminazione” e sottolineando che non si hanno notizie del collega dal momento del suo arresto. “Ci sono notizie non confermate che
diversi giornalisti sono stati arrestati: il fermo di reporter innocenti è una violazione della libertà di stampa in Iran – si legge su “Post Global” il blog che l’influente esperto di politica estera tiene insieme a David Ignatius sul sito del Washington Post – Newsweek chiede ai governi internazionali di usare tutta la loro influenza con il governo di Teheran per affermare che queste detenzioni sono inaccettabili”.
“Diventare giornalisti per la nostra generazione era stato facile, ma rimanere tali è davvero difficile. Per noi è un desiderio irraggiungibile poter invecchiare facendo questo mestiere. Magari potessimo invecchiare. Magari potessimo morire nella nostra redazione. Magari mio padre, che spera ancora di vedermi affiancare al mestiere del giornalista un impiego in qualunque ufficio, ministro o associazione, si convincesse che io un mestiere ce l’ho già da anni! Se ogni giorno non radessero al suolo le mie redazioni, potrei dimostrare a mio padre che lavoro, che non sto giocando ma che sto facendo il giornalista”. E’ un estratto dell’ultimo articolo scritto da Mohammad Ghouchani direttore del quotidiano ‘Etemad e Meli’, prima di essere arrestato sabato mattina. “In questi giorni rimanere giornalisti è diventato difficile. Per alcuni questo mestiere è un punto d’arrivo e per altri uno strumento, per alcuni una fermata intermedia e per altri l’ultima casa – scrive Ghouchani nell’articolo ripubblicato ieri da ‘La Stampa’- Ma con queste gabbie, queste censure, questi stipendi da fame, oggi si può ancora rimanere giornalisti?”. “Noi della terza generazione iraniana, siamo i più consapevoli della morte, siamo i più calunniati. Siamo testimoni di persone che non possono prevedere il minuto successivo della loro vita – racconta il giornalista – Sul nostro futuro non governa ne’ ragione, ne’ sentimento, ne’ pietà. Nessuno conosce il proprio futuro, ma tutti possono prevedere o programmare il proprio futuro prossimo. Chiunque tranne noi. Ogni giorno in cui andiamo in redazione non sappiamo se ci sarà un domani”. “Conoscete forse un mestiere in cui per il più piccolo degli errori tutti i dipendenti vengano impiccati? – chiede il giornalista iraniano – O che per colpa di un solo dipendente tutti vengano licenziati? O dove per un’accusa di dieci anni prima, e dopo 10 anni di reclusione, si viene condannati ad altri 10 anni per lo stesso reato?”. Solo “il giorno in cui vedremo i nostri vecchi giornalisti morire di vecchiaia dietro le loro scrivanie – garantisce Ghouchani – sarà il nostro giorno più felice. Solo il giorno in cui moriremo giornalisti,
sapremo d’aver vissuto da giornalisti. Dunque oltre alla morte non augurate null’altro alla mia generazione”. Perche’ “quel giorno – afferma – sara’ il giorno della liberta’ di stampa in Iran”.
(Delt@ Anno VII, N. 134 del 23 giugno 2009)

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