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FEMMINISMI. Sguardi sulle differenze, un laboratorio di studi alla Sapienza di Roma

Pubblicato il 08 dicembre 2010 da redazione

(Roma) Lo scorso sabato si è svolto a Roma, presso la sede dell’Università  “Sapienza” ubicata all’interno delle Ex Vetrerie Sciarra, l’incontro inaugurale del Laboratorio di studi femministi “Sguardi sulle differenze”.

Il  laboratorio, che si configura quale luogo di incontro e confronto interdisciplinare, nasce nel 2000 ad opera di Maria Serena Sapegno, Fabrizia Giuliani e Monica Storini per dar voce agli studi femministi anche in ambito accademico (luogo, l’Accademia, tradizionalmente non deputato alla trattazione di detti contenuti).

 L’idea di fondo su cui da sempre si è basato  il ciclo di incontri è quella di muovere da testi mutuati da diversi ambiti disciplinari – introdotti generalmente da alcune relatrici di diversa generazione – per produrre una discussione che vede ogni partecipante come elemento costitutivo e attivo del dibattito.

L’incontro dello scorso sabato ha avuto inizio con i saluti del Vice-Rettore delle Facoltà di Lettere, Filosofia, Scienze Umanistiche e Studi Orientali Nicolai, il quale dopo un’interessante digressione sui concetti di libertà e memoria, ha descritto il laboratorio quale importante contributo atto a favorire il miglioramento della nostra società specie in un questa fase storica.

Di rilievo, l’intervento successivo di Giuseppina Maturani, Presidente del Consiglio Provinciale di Roma, la quale fa riferimento al laboratorio (a cui in Consiglio conferisce da qualche anno delle borse di studio per  meritevoli studiose in erba) come spazio di conoscenza, di discussione, di coinvolgimento di giovani donne e di acquisizione per queste di modelli e modalità di azione ‘diverse’.

All’intervento di Maturani fa seguito quello di Marisa Ferrari Occhionero, Delegata della Sapienza del Rettore alle Pari Opportunità, la quale da sociologa pone l’attenzione sulla sostanziale diversità  dei concetti  di diseguaglianza e differenza, definendo la ‘diseguaglianza’ come un diverso accesso alle risorse.

La non accettazione della differenza vuol dire a suo avviso farsi oggetto oggigiorno di privazione dei talenti e delle capacità di innovazione e cambiamento insite nei soggetti femminili. E’ un dovere altresì a suo giudizio per le Università assumere una prospettiva critica, che contro le stereotipie veicolate dai media sulle donne, parli a donne e uomini dei livelli di studio e competenze, della determinazione e delle consapevolezze che i soggetti femminili hanno oggi acquisito. Rilevante il suo porre l’accento anche sulle indispensabili azioni di costante ‘sorveglianza’ dei diritti conquistati dalle donne quarant’anni fa che allora sembravano inalienabili, ma sui quali ancor oggi resta il bisogno di vigilare.

Al termine dell’intervento di Ferrari Occhionero, Francesca Comencini introduce la proiezione dello spettacolo “Libere” di cui ha curato la regia e del quale la sorella Cristina ha realizzato la scrittura. Lo spettacolo è frutto del lavoro collettivo dei membri del gruppo di Dinuovo (movimento di opinione femminile nato di recente per contrastare la connessione tra sesso e politica e mettere l’accento su ogni questione centrale per la vita delle donne) e  ha visto  in particolare  per la regia la collaborazione  di Carlotta Cerquetti e Maddalena Fragnito De Giorgi.

Le riprese sono della prima romana dello spettacolo e, come Comencini riporta, la messa in immagine ‘sacrifica’ inevitabilmente alcuni elementi della rappresentazione teatrale;  in prima istanza il portato della presenza scenica delle attrici, sebbene la proiezione restituisca abbastanza l’intensità della recitazione delle uniche due protagoniste dello spettacolo.

Illuminante il riferimento della filmmaker, poi ripreso da Fabrizia Giuliani, sull’importanza di trovare in qualsiasi attività si svolga una modalità di linguaggio che sappia coniugare l’impegno politico con la felicità e la creatività. E su questo aggiunge Sapegno che il desiderio e la felicità con cui si approccia e si gestisce un’attività danno il metro del valore e della ‘giustezza’ nella scelta della stessa.

La proiezione dello spettacolo “Libere”, ha soprattutto scopo divulgativo rispetto ai temi portanti e ai cambiamenti in atto nell’ambito della riflessione femminil/femminista; al centro del dialogo delle protagoniste,  ‘degne’ rappresentanti di due differenti generazioni di donne (molto ben interpretate peraltro da Lunetta Savino e Isabella Ragonese), la discussione mai sopita intorno al concetto di trasmissione, di contiguità ma di profonda/e differenza/e tra generazioni.Differenze di problematiche, di emergenze, di esistenze.

La gestione del corpo e la rappresentazione del corpo, il lavoro e la precarietà del lavoro, la famiglia e l’impossibilità di una famiglia, la violenza inaudita e i facili compromessi sesso-potere, la solidarietà e al contempo l’individualismo delle donne, la volontà di agire e l’impossibilità di farlo, il separatismo e il coinvolgimento degli uomini. Temi scottanti, ma di assoluta rilevanza. Per riflettere, per tessere le fila di ciò che è stato e di quanto potrebbe essere…E allora delle domande riecheggiano costanti nel confronto tra le due. Anzitutto esistono delle forme di libertà? Dove si è sbagliato? Dov’è che si è verificata un’interruzione di comunicazione? E il gap ingeneratosi è colmabile?

La messinscena dello spettacolo ci dice che alcune strade sono plausibili e che si è iniziato a percorrerle.La visione della proiezione suscita diverse reazioni emotive nell’uditorio e partecipazione a vario livello degli astanti.

Gli interventi delle e dei presenti stimolati dalla proiezione toccano svariati temi quali il precariato, lo scarto tra le aspettative e le competenze di una giovane rispetto alla sua effettiva collocazione lavorativa, i fenomeni di segregazione, l’immagine fuorviante delle donne veicolata dai media, le discriminazioni e la stereotipia a tutt’oggi inscritta sui corpi delle donne, il ruolo del corpo nel pubblico, l’impellenza di una nuova modalità di interazione con le/i giovani,  la necessità di lavorare insieme agli uomini perchè benessere per una donna e rispetto per i suoi insindacabili diritti vuol dire qualità della vita per l’intera società.

A tirare le fila dell’incontro innanzitutto la giovanissima Anna Alfonsi, proattiva partecipante al laboratorio da qualche anno, la quale riassume brillantemente, anche col supporto di alcune vignette, i nuclei tematici centrali della questione.

E a chiosare, Fabrizia Giuliani e Maria Serena Sapegno sottolineando l’una l’importanza del desiderio, della consapevolezza e del lavoro insieme per un obiettivo comune, l’altra la legittimità della trasmissione e il portato del ‘personale’  e della conseguente ferita che questa porta con sè.

Insomma moltissimi e rilevanti gli argomenti affrontati: un ottimo preludio per il laboratorio che verrà, con gli interessanti contenuti e la metodologia di intervento che metterà in campo.E un ottimo biglietto da visita per il progetto di costruzione di una rete di Associazioni, che abbia sponda istituzionale, auspicata da ognuna delle relatrici intervenute.Per info e programma dettagliato del Laboratorio

http://www.sguardisulledifferenze.org/?cat=4

Per info su Dinuovo http://dinuovodinuovo.blogspot.com/

(Delt@ Anno VIII, n. 241 del 9 dicembre  2010)          Annadebora Morabito

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