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FEMMINISMI. Olympe de Gouges, 220 anni dopo…

Pubblicato il 26 gennaio 2011 da redazione

(Roma) Si è tenuto ieri 26 gennaio l’incontro dal titolo Olympe de Gouges…220 anni dopo: La Dichiarazione dei diritti della Donna e della Cittadina, ieri e oggi, organizzato presso lo Spazio Margana di Roma congiuntamente dall’Udi e dalla Rete per la Parità. Lo scopo della manifestazione, come ha sottolineato Carla Cantatore nell’introduzione, è stato non tanto quello di commemorare o ricordare semplicemente la splendida e spesso dimenticata figura della francese Olympe de Gouges, quanto quello di proporre una simulazione: cosa direbbe e come si comporterebbe Olympe se vivesse nel mondo attuale? Questa simulazione è stata illustrata in modo brillante e sagace da un’attrice ingaggiata per l’occasione, che ha recitato alcune parole tratte dai suoi scritti, veramente rappresentative dello spirito di ribellione, di innovazione e di grande coraggio di questa grande donna del 1700. Ciò che si è messo bene in rilievo a più riprese durante l’incontro è stata la questione dei diritti, che ha visto sin dalla nascita dello stato moderno (sancito proprio dalla rivoluzione francese e dalla conseguente instaurazione di una Costituzione) il radicamento delle discriminazioni contro le donne che si perpetuano fino al giorno d’oggi.

Particolarmente significativo è stato l’intervento della storica Angela Groppi, che ha affrontato proprio il difficile rapporto tra donne e diritti di cittadinanza a partire dall’esperienza della Rivoluzione Francese: è a partire da tale data, infatti, che si è avviato – ha affermato la studiosa – la costruzione concreta e non lineare di un modello di cittadinanza che ha sancito l’esclusione delle donne dalla sfera pubblica, relegandole alla ‘sicurezza’ dello spazio privato, e che ha attraversato l’Occidente europeo negli ultimi duecento anni, perpetrando gli stereotipi discriminatori fino ad ora. Alla luce del processo di formazione dell’insieme dei diritti di cittadinanza, fondatosi su una serie di pratiche di inclusione/esclusione e su dicotomie come maschile/femminile e pubblico/privato, la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina di Olympe de Gouges assume una valenza fondamentale, in quanto costituisce la più organica critica al preteso universalismo dei diritti proclamato dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, che pretendendo di rappresentare l’essere umano nella sua totalità (mediante l’utilizzo del termine ‘uomo’, spesso assimilato falsamente ad umanità), ha escluso per secoli la partecipazione delle donne alla sfera pubblica. A tal proposito, Olympe, con la sua dichiarazione, vuole rivendicare la specificità del modello femminile, che, essendo meno ‘minaccioso’ rispetto a quello maschile, permetterebbe un terreno di confronto e di convivenza pacifica ed armoniosa all’interno della società.

Rosangela Pesenti, insegnante di scuola superiore proveniente da Bergamo, ha voluto mettere in luce la perenne esclusione delle donne dai libri di storia e di letteratura, e ha proposto un metodo di insegnamento che privilegi, da un lato, il rispetto di donne che hanno avuto un ruolo importante nel percorso storico dell’umanità e dall’altro, la pari dignità di uomini e donne appartenenti a classi sociali, etnie e gruppi culturali molto distanti l’uno dall’altro, evitando di imporre stereotipi di superiorità dell’uomo bianco occidentale magari della media borghesia nei confronti di persone che ‘deviano’ dallo standard socialmente costruito dalle logiche del potere. Due sono stati gli aspetti centrali del suo intervento: in primo luogo Pesenti ha sottolineato la presenza, ancora oggi, di strutture di dominio sul femminile molto sottili che si perpetrano attraverso le generazioni e le diverse gerarchie sociali, facendo scorgere dietro di esse la presenza e la resistenza del patriarcato come non solo una struttura sociale, ma anche e soprattutto un paradigma mentale sostenuto dalle religioni e dai vari sistemi di potere, trasmesso dal conformismo educativo di genere e amplificato al giorno d’oggi dalla pubblicità e dai media. In secondo luogo, la studiosa ha affermato come l’economia della riproduzione non possa avere come ideale di riferimento l’organizzazione aziendale, ma debba basarsi su logiche profondamente diverse, in cui le donne devono ribellarsi ai giudizi di un immaginario collettivo sempre più cinico e combattere apertamente, nella vita di tutti i giorni, le piccole e grandi discriminazioni di cui si fa oggetto e che ella perpetra a sua volta, avvolta com’è spesso in un circolo di pregiudizi, meschinità, ignoranza, difficoltà economiche, rassegnazione o perbenismo.

L’incontro è terminato con un breve intervento di Carla Cantatore, che ha richiamato l’importanza della sentenza della Corte Costituzionale n.33/1960, realizzata grazie a Rosanna Oliva, e che ha sancito la parità tra donne e uomini del diritto di carriera nei pubblici uffici. A tal fine è stato rimarcato il ruolo che l’UdiLab può svolgere e ha svolto assieme alla Rete di Parità nel riproporre l’eredità giuridica e politica della figura di Olympe de Gouges, elaborando iniziative e strategie che conducano verso la progressiva eliminazione del ‘silenzio’ delle donne nella storia, affinché invece esse parlino e orientino le nuove generazioni di oggi verso un rispetto più profondo di se stessi e degli altri, superando le sottili ma a volte potenti barriere costruite dagli stereotipi sociali e dalle convenzioni.

(Delt@ Anno IX, n. 16 del 27 gennaio 2011)                                      Elisa Strozzi

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