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DIRITTI UMANI. Usa, respinta la grazia per Teresa Lewis

Pubblicato il 22 settembre 2010 da Redazione Delt@

(New York) La Corte Suprema degli Stati Uniti – con soli due voti contrari su undici, delle giudici Ruth Bader Ginsburg e Sonia Sotomayor -  ha respinto due giorni fa la richiesta di rinvio dell’esecuzione depositata da Teresa Lewis, 41 anni, accusata di avere finanziato gli omicidi del marito e del figlio di quest’ultimo, nel 2002, allo scopo di intascare i premi dell’assicurazione sulla vita. I legali della donna insistono sull’incostituzionalità dell’esecuzione, fissata oggi alle 21, per la disabilità mentale della loro assistita, ampiamente dimostrata nel corso del processo. Una sentenza dunque particolarmente crudele, considerando che gli autori del delitto sono stati condannati all’ergastolo, e alla luce della premeditazione dell’ex amante, da cui emerge che la donna sarebbe stata avvicinata solo per arrivare al cospicuo patrimonio famigliare.

Il caso di Teresa Lewis è finito agli onori della cronaca internazionale solo dopo la denuncia all’Onu del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, che ha accusato Washington di essersi mobilitata contro l’esecuzione di Sakineh Mohammadi ma di non fare nulla per le condannate di casa propria: “La colpevolezza di Sakineh è stata dimostrata, mentre ci sono un sacco di ambiguità nella vicenda di Teresa. I media americani hanno fatto del loro meglio per trasformare Sakineh in un simbolo dei diritti umani nel contesto delle atrocità che riversano sull’Iran, ma in questi sette anni le organizzazioni dei diritti umani sono rimaste in silenzio su Teresa. E tutto ciò dimostra i loro doppi standard nei confronti degli altri paesi”.

La pena di morte resta comunque un tema scottante in ambito internazionale, anche per la posizione degli Stati Uniti che resta su posizioni anti-abolizioniste nonostante la Moratoria contro la pena di morte lanciata e sostenuta dalle Nazioni Unite.

Claudio Giusti, membro del Comitato scientifico dell’Osservatorio sulla legalità e i diritti, ha dichiarato: “Speravo che la vicenda di Sakineh Mohammadi Ashtani avrebbe spinto il Governatore della Virginia a concedere la grazia alla ritardata mentale Teresa Lewis, ma mi illudevo. Ora l’Iran potrà tranquillamente uccidere Sakineh, colpevole dello stesso delitto di Teresa. Oppure utilizzerà l’occasione per mostrare il suo spirito umanitario e concedere la grazia, intanto che impicca qualche dozzina di sconosciuti. Comunque vadano le cose noi abolizionisti “no-profit” abbiamo perso una battaglia”.

Pietro Marcenaro, Presidente della Commissione per i Diritti Umani del Senato da New York, dove ha partecipato all’assemblea del Millennium Development Goals. Dichiara:  ”Sarebbe un segno di importanza straordinaria, nei giorni in cui si svolge l’assemblea delle Nazioni Unite e dopo il successo per fermare l’esecuzione di Sakineh in Iran, se le autorità americane prendessero una decisione positiva contro l’esecuzione di Teresa Lewis”, tanto più che “i medici hanno riconosciuto che si tratta di una persona malata. L’Italia, che ha ripresentato la mozione per la moratoria contro le esecuzioni capitali, in queste ore può e deve far venire la più forte iniziativa in questa direzione”.

L’ultima esecuzione di una donna negli Stati Uniti avvenne nel 2005 quando Frances Newton morì per iniezione in Texas. In Virginia, l’ultima donna venne giustiziata nel 1912, quando la 17enne Virginia Christian morì sulla sedia elettrica per aver soffocato il suo datore di lavoro. Migliaia di sostenitori hanno chiesto clemenza per Lewis, sostenendo che è una donna cambiata.

Su oltre 1.200 esecuzioni da quando la Corte Suprema degli Stati Uniti ha ripristinato la pena capitale nel 1976, solo 11 donne sono state giustiziate. Degli oltre 3.200 condannati a morte a livello nazionale, 53 sono donne.

(Delt@ Anno VIII, n. 176 del 23 settembre 2010)  

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