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DIRITTI UMANI. Siria: Orrore senza fine. E la comunità internazionale che fa?

Pubblicato il 24 settembre 2011 da redazione

(Roma) Arresti di massa, omicidi e torture non si fermano, nonostante la decisione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, di condannare il mese scorso le “estese violazioni dei diritti umani e l’uso della forza contro i civili” messo in atto dal governo siriano a seguito delle rivolte scoppiate nel Paese a metà marzo. Rivolte che continuano con massicce proteste in tutto il Paese, contro il regime di Bashar al-Assad, che sta soffocando nel sangue la repressione.

Venerdì scorso organizzazioni per i diritti umani hanno dato notizia del ritrovamento del corpo di una giovane donna orrendamente mutilata. Si tratterebbe di Zainab al-Hosni, una ragazza diciottenne originaria di Homs, città al centro della Siria.

Amnesty International ha sottolineato come questo ritrovamento rappresenti una prova dell’estrema brutalità utilizzata dalle forze siriane nei confronti dei manifestanti arrestati.

Secondo quanto si apprende, la ragazza sarebbe stata uccisa mentre era in carcere, e se questo verrà confermato, per Amnesty è la prova tangibile delle violenze delle forze siriane nei confronti dei manifestanti arrestati.”Se verrà confermato che Zainab era agli arresti quando è morta, questo rappresenta il caso più grave di decesso in carcere che abbiamo visto fino ad ora”, ha  dichiaratoPhilip Luther, vice direttore di Amnesty International per il Medioriente e il Nord Africa.

Con l’assassinio di Zainab al-Hosni, la prima donna morta mentre era in carcere durante la recente rivolte, numero delle vittime in carcere dall’inizio delle proteste sale a 103

Il corpo della ragazza sarebbe stato trovato dai parenti a metà settembre, mentre stavano cercando di identificare corpo del fratello della donna, Mohammad Deeb al-Hosni, 27 anni, anche lui arrestato, torturato e ucciso mentre era agli arresti, con l’accusa di aver organizzato delle protese a Homs da quando sono iniziate. Zainaib era stata arrestata da uomini della sicurezza siriana il 27 luglio scorso, probabilmente per convincere il fratello a consegnarsi agli agenti.

Sempre venerdì l’Unione europea ha deciso di inasprire ulteriormente le sanzioni contro la Siria, vietando, in particolare, ogni nuovo investimento nel settore petrolifero cosi’ come la consegna di denaro contante alla Banca centrale del Paese. Misure decise “perché abbiano massimo impatto sul regime siriano e perché, allo stesso tempo, sia ridotta al minimo ogni potenziale conseguenza negativa sulla popolazione” ha detto il capo della diplomazia europea Catherine Ashton.

Dopo che nei giorni scorsi il ministro degli Esteri francese Alain Juppe’ – che ha accusato il regime di Bashar al-Assad di ”crimini contro l’umanità”’  - aveva duramente criticato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per non aver preso una posizione forte su quanto sta accadendo nel paese (forse 2.600 morti non bastano…ndr.), anche il presidente americano Barack Obama ha chiesto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu sanzioni contro il regime siriano, sottolineando che non si può rimanere inerti di fronte agli omicidi e alle torture della popolazione. ”Per la salvezza della Siria e la pace e la sicurezza del mondo, dobbiamo parlare con una sola voce”, ha detto Obama, aggiungendo che ”E’ giunto il momento che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sanzioni il regime siriano e si schieri a fianco del popolo”.

(Delt@ Anno IX, n. 180 del 26 settembre  2011)

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