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DIRITTI UMANI. MGF: inefficace per Aidos nuova linea azione prevenzione Dipartimento P.O.

Pubblicato il 30 gennaio 2011 da redazione

(Roma) A pochi giorni dal 6 febbraio, Giornata mondiale indetta dalle Nazioni Unite contro le mutilazioni genitali femminili, una pratica che coinvolge 130 milioni di donne e due milioni di bambine ogni anno ed è diffusa, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), in 27 Paesi africani ed in alcuni Paesi dell’Asia (India, Indonesia e Malaysia) e del Medio oriente (Yemen, Kurdistan iracheno, Arabia Saudita),  il 27 gennaio scorso si è riunita presso il Dipartimento per le Pari Opportunità, la Commissione Mgf (ne

fanno parte tecnici, esperti, associazioni, rappresentanti delle Regioni e dei ministeri dell’Interno, della Salute, del Lavoro e dell’Istruzione), per fare il punto sulle azioni e iniziative future e per un bilancio sulle attività già avviate allo scopo di contrastare il fenomeno.  Tra queste la promozione di una risoluzione che verrà presentata alle Nazioni Unite, l’adesione  alla campagna End Fgm, promossa da Amnesty International e 13 ong, che ha già raccolto oltre 20 mila firme in Italia, la collaborazione con il Ministero dell’Interno, soprattutto nella gestione del numero verde appositamente istituito, 800 300 558.

Soprattutto si è discusso anche di futuro, con l’annuncio di un avviso pubblico per continuare a finanziare progetti di contrasto alle mgf, e, per quanto riguarda  il rafforzamento delle norme penali contro le mutilazioni genitali, attraverso il recepimento della Convenzione di Lanzarote (Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale), sono state annunciate nuove norme, che attendono soltanto il voto definitivo del Parlamento,  e che prevedono pene accessorie per quei genitori che sottopongono le figlie a questa pratica, come la perdita della patria potestà e l’interdizione da qualsiasi forma di tutela di un minore.

Una proposta, quest’ultima,  che non è piaciuta per niente all’Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo),  ritenendola “assolutamente inefficace dal punto di vista della prevenzione delle mutilazioni dei genitali femminili, poiché prevede di intervenire solo dopo che queste siano state perpetrate, e si configura pertanto come una persecuzione inutile nei confronti delle famiglie di origine africana e soprattutto delle bambine eventualmente sottoposte alla pratica, che si ritroverebbero private non solo del clitoride ma anche dei propri genitori e della propria famiglia, condannate a essere internate in un istituto o a essere affidate ad estranei”.

 Secondo la Presidente di Aidos, Daniela Colombo, ”come dimostrato ormai da oltre trent’anni di interventi volti alla prevenzione delle mutilazioni dei genitali femminili in Africa e in numerosi paesi europei, il divieto per legge non e’ l’elemento determinante della scelta di abbandonare la pratica, che infatti prosegue nonostante in 19 paesi africani sia ormai vietata per legge”.

”Come dimostrano ormai innumerevoli esperienze internazionale, coordinate in particolare da Unicef, Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia e Unfpa, Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, l’abbandono di questa pratica’ – sottolinea ancora Colombo in una nota – avviene attraverso programmi di sensibilizzazione e di informazione sui diritti delle donne, e in particolare sui diritti sessuali e riproduttivi, e rendendo i genitori consapevoli dell’inutilità’ – oggigiorno – della pratica al fine di preservare i tradizionali valori della castità e della morigeratezza sessuale richiesta alle donne, valori che possono essere molto meglio trasmessi attraverso un percorso educativo orientato alla parità dei diritti e delle opportunità”.

Il Governo italiano, conclude, ”invece proprio quest’anno, a dispetto di quanto richiesto dall’art. 7 della legge 7/2006 – Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile, ha tagliato anche i pochi fondi – 778.500 euro – previsti originariamente per la lotta alle mutilazioni dei genitali nell’Africa Sub-Sahariana nel Decreto per la proroga semestrale delle missioni internazionali di pace e la cooperazione allo sviluppo, e non ha ancora emesso un nuovo bando per la realizzazione di iniziative di sensibilizzazione e formazione volte alla prevenzione delle mutilazioni dei genitali femminili in Italia come previsto dall’art. 2 della legge 7/2006”.

Restando in Italia, tra le ultime novità in materia, segnaliamo che in Emilia Romagna, al terzo posto tra le regioni italiane per immigrazione di donne provenienti da Paesi in cui è praticata la mutilazione genitale (13% del totale), 22 consiglieri regionali  (prima firmataria Rita Moriconi, Pd) hanno sottoscritto un’interrogazione “per chiedere alla Giunta impegni più concreti per prevenire e contrastare la pratica e in particolare se siano disponibili i dati aggiornati sull’incidenza del fenomeno nella regione Emilia-Romagna, se attraverso i consultori o le strutture sanitarie siano previste azioni di rilevazione e di che tipo siano, se nei consultori sia disponibile personale formato ad affrontare queste problematiche, se nel territorio regionale vi siano strutture di supporto e accoglienza alle donne che hanno subito la mutilazione o sono potenziali vittime di questa pratica  ed infine quali siano le strategie per il contrasto, la prevenzione e l’informazione previste dalla Regione su questo tema.

In Emilia Romagna vivrebbero 4.245 donne vittime di mgf e sarebbero 148 le bambine e le giovani su cui potrebbe essere potenzialmente effettuata la mutilazione, vietata dall’Unione Europea nel 2001 e dall’Italia con la legge 7/2006, in cui si prevedono “pene severe per chi autorizza” e pratica le mutilazioni, riconoscendole come “una violazione del diritto delle donne ad essere donne” ed “il loro diritto alla salute ed alla protezione”.

Hanno firmato l’interrogazione: Rita Moriconi, Marco Monari (pd), Matteo Riva (idv), Roberta Mori, Roberto Piva (pd), Gabriella Meo (sel-verdi), Monica Donini (fed sin), Gabriele Ferrari (pd), Marco Lombardi (pdl), Damiano Zoffoli, Daniela Montani, Antonio Mumolo, Roberto Montanari, Tiziano Alessandrini, Luciano Vecchi, Thomas Casadei, Paola Marani (pd), Liana Barbati (idv),  Anna Pariani, Palma Costi, Marco Carini e Mario Mazzotti (pd).

(Delt@ Anno IX, n. 20 del 31 gennaio 2011)

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