DIRITTI UMANI. Messico, assassinata un’altra giornalista
Pubblicato il 27 settembre 2011 da redazione
(Roma) María Elizabeth Macías Castro, conosciuta come Marysol, 39 anni, giornalista messicana, è stata trovata decapitata a Nuevo Laredo, nel nord del Messico. Lo ha annunciato ieri la polizia della Stato di Tamaulipas. Accanto al corpo della donna, che era capo-redattrice di Primera Hora, un giornale di Nuevo Laredo, è stato trovato un messaggio – “Questo è ciò che accade ai mezzi di comunicazione che sono contro di noi” – attribuito dalla polizia a un gruppo criminale non identificato. Nella città, al confine con gli Usa, sono attivi gli ‘Zetas’, un gruppo di narcotrafficanti legati ad ex militari. La donna è stata sequestrata e assassinata probabilmente perché diffondeva notizie su internet relative alle attività criminali dell’organizzazione. Non è bastata la sua identità virtuale a proteggere la vita della giornalista. Già lo scorso 13 settembre due persone erano state uccise e appese a un ponte pedonale con addosso un messaggio che minacciava chi diffondeva notizie relative all’attività criminale della zona.
La chat del sito dove scriveva la giornalista usando un nikname, è utilizzata da molti abitanti della città messicana per tenersi informati su che cosa succede a Nuevo Laredo e quali zone evitare a causa di sparatorie o altri fatti violenti provocati da cartelli rivali del narcotraffico. Questo tipo di siti gestiti dai cittadini sono molto diffusi in Messico, dato che molti mezzi di comunicazione tradizionali, minacciati e intimiditi in continuazione dai narcotrafficanti, evitano di dare notizie legate al crimine organizzato.
L’esecuzione di María Elizabeth Castro si somma ad altre numerose uccisioni di giornalisti in Messico, ormai considerato il paese più pericoloso secondo l’ONU, per l’esercizio della professione giornalistica, perché è il paese dove 80 professionisti dei mezzi di comunicazione, dal 2000 ad oggi, hanno perso la vita.
(Delt@ Anno IX, n. 182 del 28 settembre 2011)
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