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DIRITTI UMANI. Giornata mondiale dell’acqua, muoiono ogni giorno 4900 bambini

Pubblicato il 21 marzo 2010 da Redazione Delt@

(Roma) Sono 1,6 miliardi le persone al mondo che non hanno accesso all’acqua potabile, 2,6 miliardi di persone non hanno accesso ai servizi igienico sanitari di base, mentre sono 5 milioni le persone che muoiono ogni anno per malattie legate all’acqua e 1,8 milioni di bambini muoiono ogni anno per malattie connesse invece alla mancanza di acqua potabile, circa 4.900 bambini al giorno: è il drammatico scenario dell’accesso all’acqua disegnato lo scorso fine settimana nel Dossier Acqua 2010 da Solidarietà e cooperazione Cipsi in vista della Giornata mondiale dell’acqua del 22 marzo.
Ad oggi, spiega il dossier, l’accesso all’acqua potabile rispecchia il fenomeno globale della povertà. Il 12% della popolazione mondiale usa l’85% dell’acqua con differenze enormi di consumo procapite giornaliero tra Nord e Sud del mondo. “Se uno statunitense usa al giorno 425 litri di acqua, un italiano ne usa 237, un francese 150, un abitante del Madagascar non supera i 10 litri si acqua al giorno”, a fronte del minimo vitale che secondo l’OMS è di circa 40 litri. “L’acqua in tutto il mondo sta cambiando gli indirizzi politici, militari e economici – ha spiegato Guido Barbera, presidente di Solidarietà e Cooperazione Cipsi – perché è un bene fondamentale più del petrolio, che si sostituisce, ma nulla sostituisce l’acqua. Vediamo movimenti di eserciti per tutelare i grandi bacini di acqua dolce, si vedono movimenti finanziari e grandi business sull’acqua e nel nostro paese ultimamente una mercificazione crescente di questo bene fondamentale”.
Il problema è più grave nei paesi in via di sviluppo dove oltre il 90% dei rifiuti reflui e di scorie industriali non bonificati finisce in acqua. Il surriscaldamento globale poi sta avendo un impatto sulla quantità e qualità dell’acqua: intere aree del mondo soffrono sempre più spesso di siccità, a sua volta causa di malnutrizione. Si stima che la mancanza di cibo, che attualmente affligge 178 milioni di bambini ed è causa di morte per 3.2 milioni di essi ogni anno, colpirà 25 milioni di bambini in più di qui al 2050. I cambiamenti climatici costituiscono un’ulteriore minaccia e si aggiungono agli altri fattori che spiegano perchè un bene vitale come l’acqua non sia nella disponibilità di quasi 1 miliardo di persone:
“La mancanza o insufficienza di fondi governativi necessari ad assicurare infrastrutture idriche, sistemi fognari e approvvigionamento di acqua per la popolazione – dichiara il Direttore Generale di Save the Children Italia – una inadeguata rilevanza assegnata alla questione dell’acqua e dei servizi igienici nei piani di sviluppo dei paesi interessati dal problema; la conflittualità fra nazioni proprio per il controllo e la gestione delle risorse idriche, come per esempio nel caso delle acque del Nilo, contese da più di sei stati” allontana sempre di più la realizzazione del settimo Obiettivo di Sviluppo del Millennio, che prevede di ridurre della metà, entro il 2015, la percentuale di popolazione senza un accesso sostenibile all’acqua potabile e agli impianti igienici di base
Ma anche in Europa la situazione non è felice: il 16% della popolazione non ha accesso all’acqua potabile e il 68% dei cittadini pensa che la qualità dell’acqua nei loro paesi sia un problema grave. E’ importante dunque per il CISPI “avviare azioni di informazione ed educazione a livello territoriale per promuovere la cultura dell’acqua come bene comune, azioni di sensibilizzazione verso comportamenti individuali e d’impresa più consapevoli, azioni per la definizione condivisa di politiche di gestione delle risorse naturali, sostegno per una gestione pubblica, partecipata e trasparente”.
Nel nostro paese, poi, l’acqua è un vero business che alimenta un giro d’affari di oltre 5 miliardi e mezzo di euro l’anno in acque minerali mentre nel mondo si consumano 120 miliardi di litri di acqua imbottigliata, con un mercato che vale circa 80 miliardi di dollari. L’Europa Occidentale consuma 1/3 del totale, pur avendo solo il 6% della popolazione mondiale, e produce circa 38 miliardi di litri (33,7 acque minerali e 4,1 di acque di sorgente). Nel mercato mondiale, l’Italia si colloca al terzo posto per consumi pro capite, con 205, 6 litri (dopo Emirati Arabi e Messico) e 240 bottiglie per famiglia l’anno; l’Italia guida anche la produzione mondiale di minerale, con 325 marche e 192 fonti di approvvigionamento (un’industria in cui lavorano 7.000 addetti che imbottigliano 12 miliardi di litri, di cui oltre 1 miliardo esportato, pari al 10% della produzione).
Ma il business dell’acqua, come sottolinea il CISPI (che rilancia la campagna di raccolta fondi attraverso l’invio di un sms al numero 45593 a favore della campagna “Libera Acqua” www.liberaacqua.it) significa anche inquinamento: per trasportare l’acqua minerale prodotta ogni anno servono infatti 1.000.000 di Tir, che contribuiscono in modo significativo all’effetto serra: 350.000 sono le tonnellate di pet da smaltire per le bottiglie consumate, 665.000 le tonnellate di petrolio prodotte e 910.000 quelle di CO2 emesse nell’atmosfera. Le acque imbottigliate vagano dal nord al sud del Paese – in Sicilia bevono l’acqua minerale del Trentino o della Lombardia – con un notevole l’impatto ambientale oltre che economico: l’acqua del rubinetto costa in media circa 0,001 euro a litro, a fronte dei circa 26 centesimi di euro della minerale, costa cioè dalle 500 alle 1000 volte in più, anche perché si teme che quella che arriva nelle nostre case sia insalubre, nonostante sia prelevata per la stragrande maggioranza (85%) da falde sotterranee sicure (in particolare rispetto al 70-88% prelevato nel resto d’Europa dai fiumi e dai laghi).
E in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua Amref, principale organizzazione sanitaria no profit dell’Africa, promuove in collaborazione con la Figc, Federazione italiana giuoco calcio, una raccolta fondi attraverso un numero solidale; fino all’11 aprile, Amref e Figc lanciano la campagna H2GOL: inviando un sms al 45506 da cellulari privati Tim, Vodafone, Wind, 3 e CoopVoce, oppure chiamando lo stesso numero da rete fissa Telecom Italia, sarà possibile donare 2 euro ad Amref per dare accesso ad acqua pulita alle popolazioni di Kenya e Tanzania. L’accesso ad acqua pulita può ridurre i tassi di mortalità infantile di oltre il 20%. In Africa, inoltre, si calcola che circa 40 miliardi di ore di lavoro all’anno siano sprecate per andare ad attingere acqua da fonti spesso contaminate. Un peso sociale che ricade soprattutto sulle donne e sulle bambine, con effetti disastrosi: incuria dei figli, mancanza di igiene domestica, assenteismo scolastico. I progetti idrici di Amref in Africa prevedono da una parte la costruzione e riabilitazione di pozzi e sorgenti di acqua pulita, con il coinvolgimento attivo e diretto delle comunità che ne beneficiano, dall’altra attività di sensibilizzazione, formazione ed educazione igienico-sanitaria all’interno delle comunità e nelle scuole. Il ruolo dell’istruzione è fondamentale: i bambini sono infatti le principali vittime di condizioni igieniche precarie, ma anche potenziali agenti di cambiamento.
E la privatizzazione dell’acqua entra anche in questa campagna elettorale. Per Gemma Azuni, candidata di Sinistra e Libertà al Consiglio regionale del Lazio, “l’acqua è un bene comune, irrinunciabile e universale e deve essere condiviso equamente da tutti i cittadini. E’ un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, su cui non è ammesso il lucro. Per questo mi sono opposta in Consiglio comunale – purtroppo senza risultato – alle modifiche dello Statuto dell’Acea sulla proporzione dei membri del Cda a partecipazione azionaria. Modifiche che consegnano l’acqua agli interessi di parte.Se sarò eletta al Consiglio regionale del Lazio – conclude Azuni – intendo impegnarmi per l’istituzione di un’autorità regionale di regolazione dell’acqua. Garanzia del diritto all’accesso per tutti, utilizzo responsabile e disponibilità per le generazioni future sono i punti su cui dobbiamo restare vigili per la difesa di quanto appartiene a tutta l’umanità.”
(Delt@ Anno VIII, n. 61 del 22 marzo 2010)

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