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DIRITTI UMANI. Fermato l’uomo sospettato di essere l’assassino di Anna Politkovskaya. Ma i mandanti?

Pubblicato il 31 maggio 2011 da redazione

(Roma) Si chiama Rustam Makhmudov, l’uomo arrestato ieri con il sospetto di essere l’omicida di Anna Politkovskaya,  giornalista di inchiesta nota in tutto il mondo per i suoi reportage dalla Cecenia in cui non aveva lesinato critiche al presidente Vladimir Putin per la condotta della guerra, e assassinata il 7 ottobre 2006 (giorno del compleanno di Vladimir Putin, ndr.) nell’ascensore del suo palazzo a Mosca, mentre stava rincasando. Anna, lo ricordiamo, stava per pubblicare sulla ‘Novaya Gazeta’, nota per le sue inchieste sugli abusi commessi dalle forze russe nel Caucaso, un’inchiesta sulle torture commesse dalle forze cecene legate al primo ministro Ramsam Kadyrov.

Il presunto killer, come riporta l’agenzia di stampa ‘Interfax’, è stato catturato in un’operazione condotta da un gruppo di agenti di polizia e militari nella provincia occidentale cecena di Achkha-Martanovky,  al termine di un’indagine a cui hanno contribuito intercettazioni telefoniche e fonti locali.

La notizia dell’arresto del presunto esecutore materiale dell’omicidio della giornalista  e’ stata confermata dal ministero degli Interni russo,  e da Radio Eco di Mosca,   dove l’avvocato Murat Mussaiev (difensore di Zhabrail Makhmudov, fratello di Rustam),  ha sostenuto che l’arresto potrebbe favorire nuove indagini sul caso. Caso che per il figlio di Anna, Ilya, sarà risolto solo quando saranno identificati e condannati i mandanti dell’assassinio”. Mandanti che Anna conosceva bene, fin dalla sua prima missione in Cecenia (1998), quando era riuscita a intervistare l’allora presidente Aslan Maskhadov, seguendo poi,con forti accenti critici verso il Cremlino, l’evoluzione della seconda guerra in Cecenia, iniziata nell’ottobre del 1999, e le fasi successive dell’occupazione russa.

Una voce, la sua, che si cercò subito di mettere a tacere con l’arresto nella Cecenia Meridionale, nel 2001, e la successiva espulsione, con l’accusa di aver violato le norme sulla copertura giornalistica del conflitto imposte da Mosca.

Nel 2002 la coraggiosa giornalista tentò di mediare nella crisi del teatro Dubrovka di Mosca – dove un gruppo di guerriglieri ceceni prese in ostaggio oltre 700 persone – che si concluse con la morte di tutti i sequestratori ma anche di 90 ostaggi vittime del gas letale segreto, usato dalle forze speciali russe per stordire i guerriglieri all’interno dell’edificio.

Nel 2004 ritroviamo Anna protagonista anche dei tragici fatti della scuola di Beslan, dove un gruppo di guerriglieri ceceni aveva preso  in ostaggio 1.200 persone.

Politkovskya fu colpita da un sospetto caso di avvelenamento. Dopo aver bevuto un tè sull’aereo che la stava portando nella cittadina dell’Ossezia settentrionale, dove si era offerta come mediatrice, perse conoscenza. Quello che è successo dopo è un ricordo indelebile per quei 400 morti, di cui la metà bambini, conseguenza dell’intervento delle forze speciali russe…

Anna aveva 58 anni quando venne assassinata nel 2006, una morte alla quale, (nonostante le rassicurazioni di Putin di aprire un’inchiesta indipendente da quella condotta dalla  Novaya Gazeta,  secondo la quale non vi erano dubbi che si trattasse di un omicidio politico) fece seguito una lunga scia di sangue, con l’assassinio, nello stesso anno,  dell’ex spia del Kgb, Alexander Litvinenko, che da tempo indagava sull’assassinio della reporter , dell’avvocato per i diritti umani civili, Stanislav Markelov,  e della giornalista 25enne Anastasia Baburova, considerata l’erede di Politkovskaya, entrambi freddati nel centro di Mosca il 19 gennaio 2009.

Ricordiamo che per la morte di Politkovskaya furono processati due autisti ceceni, Dzhanrail e Ibragim Makhmudov, l’ex poliziotto, Sergei Khadzhikurbanov, e l’ex colonnello dei servizi segreti, Pavel Riaguzov, mentre il presunto autore materiale era riuscito a fuggire. Nel 2009 i quattro furono tutti assolti ma la Corte suprema annullò la sentenza, ordinando la riapertura dell’inchiesta. I sospettati sono stati sempre considerati dei semplici esecutori mentre i mandanti rimangono tuttora nell’ombra.

(Delt@ Anno IX, n. 122 del 1°  giugno 2011)

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