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DIRITTI. OMOSESSUALITÀ . EURISPES: PER L’82% DEGLI ITALIANI NON È PIÙ UN TABÙ

Pubblicato il 27 settembre 2013 da redazione

COMUNICATO STAMPA

OMOSESSUALITÀ . EURISPES: PER L’82% DEGLI ITALIANI NON È PIÙ UN TABÙ

Nonostante le dichiarazioni di Guido Barilla, ormai in Italia l’omosessualità non è più un tabù. Negli ultimi anni si è sviluppato un processo di “normalizzazione” etica che ha permesso di superare nella larga maggioranza della popolazione, l’idea per la quale l’omosessualità rappresenta un comportamento immorale. Allo stesso tempo si è andati oltre lo stigma sociale, che la bollava la condizione omosessuale come una deviazione patologica dei gusti e dei comportamenti sessuali ritenuti normali. Non è un caso che anche Papa Francesco sia intervenuto recentemente sull’argomento, mostrando un’apertura della Chiesa su un tema che per secoli è stato off limits.

Dall’ultima indagine condotta dall’Eurispes sul tema omosessualità emerge che l’82% degli italiani dichiara di non avere nei confronti degli omosessuali atteggiamenti diversi rispetto a quelli che si hanno nei confronti di chiunque altro. Il 9,4% dichiara di sentirsi imbarazzato in loro presenza, mentre il 4,5% afferma che preferisce non entrarci in contatto. Solo l’1,3% mostra apertamente un atteggiamento di disapprovazione nei loro confronti. Osservando questi dati emerge, dunque, che soltanto il 15% circa degli intervistati non ha un atteggiamento di completa e serena accettazione con gli omosessuali, e vive condizioni di disagio, più o meno marcate (che vanno dall’imbarazzo alla disapprovazione manifesta), quando vi entra in contatto.

La maggioranza degli intervistati (51%) considera l’omosessualità come una forma d’amore alla stregua dell’eterosessualità. Il 35,3% ha dichiarato, invece, di tollerare l’omosessualità, purché non venga ostentata, mentre il 9% (vale a dire meno di un italiano su 10) ritiene che sia sinonimo di immoralità. Le donne, in generale, accettano con maggiore serenità e naturalezza l’omosessualità: gli uomini, infatti, appaiono, essere meno persuasi che l’amore tra persone dello stesso sesso sia uguale a quello eterosessuale: esprime questo parere il 47% dei maschi, contro il 54,7% delle donne. I primi, però, appaiono essere lievemente più tolleranti rispetto alle donne (36,6% contro il 34,2%) nei confronti dell’omosessualità, purché questa non venga ostentata. Esiste, infine, una certa differenza percentuale tra uomini e donne nel ritenere l’omosessualità una forma di immoralità (11,4% contro il 6,7%).

L’area geografica di appartenenza si rivela essere una variabile di grande rilievo. Un’accettazione incondizionata nei confronti dell’omosessualità fa registrare le punte più elevate nel Nord-Ovest: il 60,1% della popolazione ritiene che l’omosessualità rappresenti una forma d’amore al pari dell’eterosessualità; al Centro condivide la stessa opinione il 55,2% degli abitanti, mentre nel Nord-Est e nel Sud la percentuale scende, rispettivamente, al 48,5% e al 45,5%. Gli abitanti delle Isole sono quelli che manifestano la minore propensione a equiparare l’amore tra i gay a quello tra eterosessuali (39%). In maniera corrispondente, le Isole rappresentano la zona in cui si condanna maggiormente l’omosessualità: il 16,9% degli intervistati ritiene che sia immorale, a fronte del 12,8% di quelli del Sud, al 7,1% degli abitanti del Nord-Ovest, al 6,5% di quelli del Nord-Est e, infine, al 4,5% degli intervistati al Centro-Italia. Per quanto riguarda gli atteggiamenti di semplice tolleranza dell’amore tra persone dello stesso sesso, purché non assuma forme di ostentazione, la percentuale più alta si registra nel Nord-Est (40,3), seguito dalle Isole (39,7%), dal Centro (37,2%) e dal Sud (35,2%). La percentuale più bassa la si registra, invece, nel Nord-Ovest (28,6%).

Indagando sui motivi che possono spingere le persone a non accettare l’omosessualità, il 44,8% degli intervistati ha risposto che i preconcetti nascono dal fatto che viene ritenuta una cosa contro natura, mentre il 41,6% del campione pensa che l’avversione nei confronti degli omosessuali sia frutto di ignoranza. La religione pare avere un ruolo decisamente marginale nelle prese di posizione contro i gay, e solo il 5,5% degli intervistati ritiene che chi è contrario all’omosessualità lo faccia per rispettare i dettami della propria religione.

Sul versante dei diritti civili – che vede l’Italia ancora indietro rispetto alle normative adottate dagli altri paesi europei – il 41% degli intervistati ritiene che le coppie omosessuali abbiano il diritto di sposarsi con rito civile, e il 20,4% è invece contrario al matrimonio, ma è d’accordo sulle unioni civili. In totale il 61,4% del campione è favorevole a una forma di riconoscimento giuridico per le coppie gay, mentre il 35,4% si dichiara contrario.

Prima di fare affermazioni del genere, forse Barilla, dovrebbe approfondire e informarsi, visti anche i mezzi che ha disposizione, su che cosa effettivamente pensano gli italiani e su come la società si sta evolvendo. Immaginare che la  rappresentazione della famiglia e, quindi, della nostra società debba escludere le minoranze – in questo caso gli omosessuali – non è solo miope, ma anche offensivo nei confronti di quanti, e sono la stragrande maggioranza degli italiani, non ritengono che l’omosessualità rappresenti un problema o un “male” da sconfiggere. Da una grande azienda che pretende di rappresentare l’italianità, ci saremmo aspettati qualcosa di più intelligente.

EURISPES

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