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BOLOGNA. L’altra memoria: il nostro futuro. Femminismo di vita, di lotta e di facciata. Riflessione sul patriarcato che è in noi

Pubblicato il 29 febbraio 2012 da redazione

10 marzo 2012
11:00

BOLOGNA. L’altra memoria: il nostro futuro. Femminismo di vita, di lotta e di facciata. Riflessione sul patriarcato che è in noi . Sabato 10 Marzo – ORE 15, Associazione Armonie (Via E. Levante 138 ), PRESENTA: L’altra memoria: il nostro futuro. Femminismo di vita, di lotta e di facciata. Riflessione sul patriarcato che è in noi, con Elisabetta Teghil e Cristina Morini

Partendo dalla presentazione dei libri Ora e qui. Lettere di una femminista di Elisabetta Teghil e La donna a una dimensione: dalla donna-oggetto alla donna-merce di Nina Power, ci confrontiamo insieme a Elisabetta e Cristina sull’impatto devastante di questo sistema sulle donne (e non solo) per analizzare in che misura una spesso inconsapevole “fedeltà/abitudine” ai modelli patriarcali mina l’efficacia di possibili azioni di contrasto. C’è qualcosa di fuorviante nelle analisi al sistema patriarcale che non ci permette di cogliere fino in fondo la realtà che circonda, impedendoci di vedere quali sono i nostri punti di forza e,  di riflesso, le nostre complicità. Forse la prima è che nella ricerca femminista si parla sempre meno di patriarcato e si tende a nominare un aleatorio post-patriarcato che, lungi dal fornirci un’analisi veritiera del periodo storico che stiamo vivendo, inserisce il primo direttamente nell’area del non detto, di cui si è ampiamente occupata la seconda ondata del femminismo, licenziandolo come arcaico e superato, e rivolgendosi con fiducia al progresso (leggi, governance, evoluzione della civiltà) per una liberazione della donna che si pensava fosse solo una questione di tempo. Anche se l’attuale situazione socio-economica dell’Italia e dell’Europa non permette più alcun ottimismo progressista, cionondimeno resta pericolosamente assente dal dibattito che si definisce femminista (o come alcune preferiscono “delle donne”) un’analisi di come quello che pensavamo di aver buttato fuori dalla porta sta rientrando da una finestra che sono spesso le donne ad aprire alla bisogna. Scrive Cristina Morini: “Far nuovamente detonare la radicalità del pensiero e dell’agire delle donne è un compito arduo.  Il femminismo ha segnato diverse generazioni in modo vivace e vitale. Ma adesso? Ha perso la forza rivoluzionaria delle origini?”

Una forza che Elisabetta Teghil non perde occasione di rievocare, nella sua raccolta di scritti pubblicati su Sommosse dal 2009 al 2011, attraverso lucide analisi degli avvenimenti che assurgono quotidianamente all’onore della cronaca. Nell’introduzione al suo libro scrive: “Negli anni Settanta, alcune in buona fede, altre in cattiva, sostenevano che l’entrata delle donne nelle istituzioni avrebbe modificato queste positivamente. L’esperienza ci ha insegnato che non è andata così: le donne nelle istituzioni si sono messe, insieme ai maschi, al servizio del sistema.”

Allora ci chiediamo: “Perché perseverare? Quale strano legame ci lega a una società in cui non siamo rappresentate, tanto da volerne correggere i difetti, ma mai metterla in discussione? E’ troppo faticoso e penalizzante, o non abbiamo nulla da proporre di diverso?”.

Il fare e l’agire delle donne si risveglia agli appelli più strampalati: perbenismo e unità nazionale fungono da richiamo al protagonismo frustrato di tantissime donne, e fra un po’ di questo passo raccoglieremo l’oro per la patria. Poco importa se nella nostra patria (e non matria) ci sono i Cie, i femminicidi, gli eserciti che partono per le guerre umanitarie.

Crediamo che sia arrivato il momento, come dice Elisabetta, di renderci conto che “si è buttato il bambino con l’acqua sporca e rinunciato a progettare e costruire un’altra società”.

E riprendere il filo.

Elisabetta Teghil, femminista e attivista, scrive sul blog Sommosse, nato in seguito alla Manifestazione contro la violenza maschile sulle donne del  2007. Ha pubblicato di recente Ora e qui. Lettere di una femminista.

Cristina Morini, giornalista e saggista,  da anni si occupa della condizione lavorativa femminile e dei processi di trasformazione del lavoro. Ha pubblicato diversi libri, tra cui Per amore o per forza

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