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AMBIENTE. ‘Giù le mani dalla Val Susa’

Pubblicato il 24 ottobre 2011 da redazione

(Torino) Concluso senza incidenti il corteo contro l’Altra velocità Torino – Lione,  in Val di Susa,  partito ieri mattina  dal campo sportivo di Giaglione e che ha visto la presenza di oltre 10mila persone. Un corteo pacifico, come annunciato da Alberto Perino, uno dei leader della protesta che ha visto sfilare in prima fila  un gruppo di donne con le cesoie in mano – “donne che si danno da fare, sanno cucire ma anche tagliare” – e che, dopo essere  giunte nei pressi della prima recinzione incontrata, posta a difesa dei cantieri lungo il sentiero che porta alla baita della Val Clarea e ha cominciato a tagliare le reti per protestare contro un’opera inutile e dannosa (come ha spiegato ieri sera anche Report, l’attesissima trasmissione di Milena Gabanelli (www.report.rai.it) e riprendersi la loro terra.

Tutte/tutti a viso scoperto e mani nude dietro il grande striscione ‘Giù’ le mani dalla Valsusa’. E’ stata un’anziana signora la prima a tagliare la rete eretta nei giorni scorsi a difesa del blocco dalle forze di polizia,  presenti ieri con 1.700 uomini schierati fuori dalle reti e non dentro, 15 autoblindo e un idrante. Ma nessun incidente ha guastato il coloratissimo corteo che si è spostato in seguito alla baita del movimento, poche centinaia di metri distante dal cantiere, dove i/le manifestanti, dopo aver simbolicamente violato la zona rossa ed espresso in un’assemblea soddisfazione per gli obiettivi raggiunti, e gettato le basi sul da farsi futuro (“Abbiamo realizzato i nostri obiettivi. Torneremo e vinceremo”), hanno gustato un pranzo a base di polenta.

Apprezzamento per il modo pacifico con il quale si è svolta la manifestazione, grazie alla collaborazione tra forze dell’ordine, manifestanti e legal team del movimento,  é stata espressa anche dal prefetto di Torino, Alberto Di Pace, che plaude al risultato raggiunto anche dalle Forze di Polizia, il cui compito era quello di consentire lo svolgimento di una manifestazione protetta da infiltrazioni violente, oltre che di  evitare che i manifestanti entrassero nell’area del cantiere o ne danneggiassero le recinzioni come si temeva, dopo la guerriglia a Roma una settimana fa.

“Abbiamo scontentato tutti quelli che gufavano e che volevano le botte. Rifaremo le manifestazioni ha detto Perino – fino a quando le reti del cantiere non cadranno. La partita è lunga ma ce la faremo. Ora il motto non è più ’sarà dura’ ma ‘è dura’”.

E a proposito della grande paura della vigilia della manifestazione, e cioè che si potesse ripetere il corpo a corpo tra personale delle forze di polizia e black bloc, segnaliamo che oggi il sindacato di Polizia Coisp, che ha organizzato in un ristorante-pizzeria di Maerne di Martellago, in provincia di Venezia il proprio raduno annuale, ha lanciato un’originale proposta.

”Invitiamo – rende noto Franco Maccari, segretario generale del Coisp – i rappresentanti del governo, i parlamentari, a sedersi in sala insieme con noi, per confrontarsi direttamente con le esigenze della parte migliore del Paese, di quegli uomini e di quelle donne che ogni giorno, a costo di tanti sacrifici personali, lavorano per difendere la legalità e la sicurezza dei cittadini. E invitiamo anche i black bloc, i militanti dei tanti movimenti ‘antagonisti’, che potranno così guardare negli occhi i propri ‘nemici’, potranno parlare con loro, e decidere se questi poliziotti meritano davvero di essere presi a sassate, a sprangate, o di essere incendiati nelle camionette”. ”Scopriranno piuttosto – aggiunge – di trovarsi di fronte ad una comunità contraddistinta da grande umanità, da un profondo senso di giustizia, e da una ampia e civile condivisione delle istanze di equità sociale che provengono da larga parte del Paese”… compresi loro stessi (aggiungiamo, ndr), sempre più insoddisfatti – e delusi – da uno Stato che come più volte denunciato, sottrae risorse che incidono pesantemente sul funzionamento del servizio. E’ di questi giorni la denuncia

dell’Associazione nazionale funzionari di polizia, che nella legge di stabilità al comma 21 dell’articolo 4 ‘’si colpisce il personale della Dia riducendogli la busta paga, con una tecnica legislativa che nasconde ai parlamentari il taglio per le donne e gli uomini della Direzione Investigativa Antimafia che arriva fino al 20% delle loro entrate mensili”. Un provvedimento, per Marco Letizia, segretario nazionale dell’Associazione nazionale funzionari di polizia “ha il sapore amaro della punizione per chi ha svolto indagini delicatissime ed ha, inoltre, negli ultime 3 anni sequestrato beni per 5,7 miliardi di cui 1, 2 miliardi di euro sono stati confiscati. Si ha la netta sensazione – conclude Letizia – che la lotta alla mafia non sia più una priorità di questo Governo, poiché sta smantellando nei fatti le strutture cardine dell’antimafia”.

(Delt@ Anno IX, n. 204  del 24 ottobre 2011)

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