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AIDS, curare le madri per salvare i bambini

Pubblicato il 01 dicembre 2009 da redazione

(Roma) Nel mondo circa il 45% delle donne in gravidanza sieropositive riceve i farmaci antiretrovirali rispetto al 24% del 2006 e il numero dei bambini sieropositivi sotto i 15 anni che ricevono la terapia antiretrovirale è aumentato da 75.000 nel 2005 agli attuali 275.700. Ma ancora, evidentemente, non basta. Troppi bimbi sieropositivi non ricevono i farmaci antiretrovirali. Lo rivela un rapporto lanciato ieri da quattro agenzie delle Nazioni Unite: gli sforzi a livello nazionale per combattere l’Aids, in particolar modo attraverso la prevenzione della trasmissione da madre a figlio, mostrano risultati positivi. Tuttavia solo il 38% dei 730mila ‘under 15′ con Hiv nel mondo riceve i trattamenti di cui ha bisogno. Il documento Bambini e Aids: Quarto rapporto di aggiornamento 2009- realizzato congiuntamente da Unicef, Unaids, Unfpa e Oms – fornisce una serie di indicazioni per migliorare le azioni-guida e le politiche di lotta alla malattia. I dati evidenziano “progressi significativi” in alcuni Paesi sia nel trattamento per impedire la trasmissione da madre a figlio, sia nella diffusione dei test sulla sieropositività delle donne in gravidanza. Il trattamento per bloccare la trasmissione in gravidanza è attualmente distribuito in Botswana al 95% delle persone che ne hanno bisogno, in Namibia al 91% e in Sud Africa al 73%, tutti Paesi con un’alta incidenza di Hiv. A livello globale, però, il 45% delle donne sieropositive in gravidanza riceve il trattamento per evitare la trasmissione del virus ai figli, “segnando un incremento di quasi il 200% dal 2005 – ha dichiarato Ann M. Veneman, direttore generale dell’Unicef – La sfida è quella di aumentare gradualmente le cure in Paesi come la Nigeria, in cui si trova il 15% del totale delle donne in gravidanza sieropositive nel mondo”. Attualmente solo il 10% delle nigeriane ha effettuato il test per l’Hiv, mentre il 90% delle donne incinte sieropositive non ha accesso alla terapia antiretrovirale.

Ma le agenzie dell’Onu si dichiarano preoccupate anche perché l’impegno dei paesi occidentali nell’aiuto finanziario alla lotta all’aids non è sempre rispettato. In particolare l’Unicef Italia si augura che “in occasione della Giornata mondiale di lotta all’Aids, il governo preveda lo stanziamento della sua quota annuale” nel Fondo globale per la lotta all’Aids, magari aumentandola nella Finanziaria in discussione in queste settimane in Parlamento.

Vincenzo Spadafora, presidente di Unicef Italia, dichiara che il mancato pagamento della quota annuale da parte del Governo mina la nostra credibilità internazionale: “occorre un’urgente assunzione di responsabilità se si vogliono salvare milioni di vite di bambini perché mai come oggi l’infanzia non può più aspettare”. Spadafora ha ricordato che “da mesi chiediamo con forza attraverso la campagna ‘NON TOCCATE IL FONDO!’ che il governo italiano provveda al versamento della quota annuale al Fondo Globale per la Lotta all’AIDS, Tubercolosi e Malaria come annunciato lo scorso luglio nel corso del vertice del G8 all’Aquila. Anche perché il legame tra povertà, salute materna e infantile e Hiv rimane forte. Infatti i risultati positivi sono più evidenti laddove i Governi hanno assunto impegni forti per affrontare il problema, e dove disponibilità di test e cure sono state inserite nei programmi di salute materna e infantile. “Non possiamo permetterci di abbassare la guardia – sottolinea Margaret Chan, direttora generale dell’Organizzazione mondiale della sanità – in molti Paesi ad alto reddito il problema dell’Hiv pediatrico è stato praticamente eliminato. Questo dimostra che ciò è possibile. L’Oms ha formulato nuove raccomandazioni in materia di prevenzione della trasmissione da madre a figlio, che offrono un’importante opportunità per migliorare notevolmente la salute delle madri e dei bambini nei Paesi a basso reddito”. Il trattamento pediatrico per i bambini sieropositivi, nonostante sia in ritardo rispetto a quello per gli adulti, è aumentato fino a raggiungere il 38% della copertura totale, segnando un miglioramento di quasi il 40% in un solo anno. Dati recenti indicano che la diagnosi nella fase neonatale, nei primi 2 mesi di vita, e un inizio precoce del trattamento anti-retrovirale possono portare a una significativa riduzione della mortalità infantile. Ma i dati dimostrano che nel mondo solo il 15% dei bambini nati da madri sieropositive viene sottoposto al test nei primi 2 mesi di vita.

“Per aumentare i test per mamme e bambini abbiamo bisogno di affrontare ostacoli sociali come la violenza, la stigmatizzazione e la discriminazione, e di rafforzare i sistemi sanitari”, afferma Thoraya Ahmed Obaid, direttora generale dell’Unfpa. “Attraverso la fornitura di servizi integrati per l’assistenza sanitaria materna e neonatale, la pianificazione familiare, i test per l’Hiv, la consulenza e il trattamento, siamo in grado di migliorare e salvare la vita di milioni di donne e bambini”. La situazione degli orfani a causa del virus continua a essere un motivo di grande preoccupazione; solo una famiglia su otto in cui vi sono piccoli orfani riceve aiuti esterni come cure mediche, assistenza finanziaria e incentivi per l’istruzione.

(Delt@ Anno VII, n. 229 del 1 dicembre 2009)

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